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Urania - Asimov d'appendice
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IL FUTURO COME LO VEDO IO - Isaac Asimov
Titolo originale: Future? Tense!

Ci sono, in linea generale, due modi diversi di considerare uno scrittore di FS.
Il primo è di giudicarlo una specie di matto. («Be', come vanno i tuoi ometti verdi, Isaac?» «Sei stato di recente sulla Luna?»)
Il secondo è di vedere in lui un acuto precursore del futuro. («Dottor Asimov, come saranno gli aspirapolvere del secolo XXI?» «Professore, che cosa avremo tra cento anni al posto della TV?»).
Dei due modi, preferisco senz'altro il primo. Dopo tutto, non è difficile fare un po' lo svitato, e si può esserlo, senza rischi, in qualunque situazione, dalle riunioni tra colleghi ai congressi di FS. Predire il futuro, invece, è una faccenda notevolmente più complessa, soprattutto se si considera il tipo di domande che abitualmente ci vengono rivolte. Di solito, questi signori vogliono sapere, invariabilmente, certi minuti particolari tecnici, che invece sono proprio quelli che voi non potete fornirgli.
Capirete perciò che l'argomento che mi piace meno affrontare quando mi chiedono di tenere una conferenza o di scrivere un articolo, è proprio questo: «Il futuro, come lo vedo io».
E ben inteso l'argomento che invariabilmente mi vien chiesto di trattare è proprio... Be', ormai l'avrete indovinato tutti.
Di conseguenza, io rispondo di no. O piuttosto, rispondo abitualmente di no. Purtroppo, per quanto sia profondamente convinto delle mie opinioni e preferisca perire piuttosto che scendere a compromessi con i miei principi, io ho un punto debole: sono sensibile alla lusinga.
Perciò, quando di recente il «New York Times» mi ha invitato a esporre in un articolo la mia opinione su come sarebbe stato il mondo tra una cinquantina d'anni, dopo qualche incertezza, ho finito per accettare. In fondo, mi sentivo lusingato che proprio il «Times» si fosse rivolto a me e...
Dunque, scrissi l'articolo, che apparve nel «N. Y. Times» del 16 agosto 1964.
Purtroppo, scontai subito il fatto di aver deviato dalla mia linea di condotta. Il giorno successivo alla pubblicazione dell'articolo, ricevetti un'altra proposta allettante perché scrivessi un articolo analogo per un altro quotidiano; e quindi ebbi una terza richiesta lusinghiera di partecipare a una trasmissione radio, e così via. Naturalmente, non potevo dire di no a tante proposte, tutte allettanti.
E ora, se non faccio un enorme sforzo per sottrarmi a questi legami, rischio di passare per tutta la vita come un veggente infallibile dell'avvenire, vedendo allontanarsi per sempre da me le semplici gioie riservate ai poveri di spirito.
Forse sarà bene, dunque, che esponga qui il mio punto di vista sugli aspetti profetici della FS, e chissà che i lettori, sapendo finalmente come stanno le cose, la smettano di chiedermi di fare il profeta.
Per il profano (e cioè per tutti coloro per i quali la parola «fantascienza» evoca subito la immagine di qualche mostro più o meno tentacolato) l'unico aspetto serio della FS è il fatto di anticipare il futuro, o più esattamente, di anticipare alcune cose «particolari» del futuro.
Il profano, dunque, sapendo che gli scrittori di FS hanno parlato della bomba atomica molto tempo prima che la bomba stessa fosse scoperta, s'immagina che questi scrittori abbiano esposto la teoria della fissione dell'uranio in ogni minimo particolare. E adesso, apprendendo che gli autori di FS hanno scritto di viaggi sulla Luna, pensa che quegli stessi scrittori abbiano inserito nelle proprie opere i disegni e i progetti del razzo a tre stadi.
In realtà, gli scrittori di FS devono invariabilmente tenersi nel vago. Il semplice fatto che io parli di robot positronici, precisando che sono sottoposti alle tre leggi della robotica, dal punto di vista tecnico-scientifico non ha il minimo valore. Immaginiamoci, per esempio, il dialogo che potrebbe svolgersi tra un intervistatore (B) e me (A).
B. Ditemi, dottore, che cos'è un robot positronico?
A. Un robot dotato di cervello positronico.
B. E che cos'è un cervello positronico?
A. Un cervello in cui alle terminazioni elettroniche del cervello umano vivente si sostituiscono terminazioni positroniche.
B. E per quale motivo i robot positronici risultano superiori agli elettronici?
A. Non lo so.
B. Con quali mezzi impedite ai positroni di combinarsi con gli elettroni, e di determinare così una carica di energia tale da ridurre il vostro robot a una massa di metallo fuso?
A. Non ne ho la minima idea.
B. E come convogliate i flussi positronici nelle tre leggi della robotica?
A. Mah!
Non mi vergogno della mia ignoranza. Quando scrivo storie di robot, non ho la minima intenzione di entrare nei particolari tecnici, ma voglio semplicemente rappresentare una società di cui facciano parte i robot di tipo più perfezionato e quindi di indagare sulle conseguenze di questo fatto.
Insomma, la mia attenzione non si ferma mai sui particolari, ma sugli aspetti generali del problema.
Naturalmente, una particolare predizione può anche realizzarsi, ma anche in questo caso, a guardar bene, si trova sempre una qualche circostanza per così dire attenuante, la quale fa sì che la predizione non sia realmente tale.
Citerò a riprova un esempio tratto dai miei racconti, ma prima di prendermi a modello, voglio descrivere un caso in cui, invece, ho dato la prova più lampante e ridicola di mancare totalmente di facoltà profetiche.
Ho scritto infatti in passato un racconto breve, intitolato «Everest», in cui spiegavo che era impossibile per l'uomo raggiungere la vetta dell'Everest, perché lassù si trovava un osservatorio di Marte e che l'abominevole uomo delle nevi era... be', avrete indovinato chi.
Cedetti il racconto all'editore il 7 aprile 1953. L'Everest fu vittoriosamente scalato, senza che si scoprissero tracce di Marziani, il 20 maggio 1953. (Il racconto uscì un anno e mezzo dopo).
Dopo questo esempio, posso passare con tutta tranquillità a un altro caso, che può apparire, invece, una vera e propria profezia. Nel mio racconto «Super-neutroni», il protagonista chiede a un altro se ha presenti «i primi centri atomici di centosettanta anni fa, e se ricorda in che modo funzionassero».
- Credo - risponde l'interrogato, - che per ottenere l'energia atomica gli scienziati di allora ricorressero al metodo classico di fissione dell'uranio. L'uranio, bombardato con neutroni, si scindeva in masurio, bario, raggi gamma e altri neutroni, dando origine a un processo ciclico.
Quando leggo questo passo a qualcuno, di regola non capita niente, finché non faccio notare al mio ascoltatore che il racconto è uscito in una rivista del settembre 1941 (il testo era stato scritto fin dal dicembre 1940). E cioè due anni prima che venisse costruito il primo reattore nucleare, e dodici anni prima che sorgesse il primo centro per la produzione di energia atomica a scopi pacifici.
Scrivendolo, naturalmente, non potevo prevedere che l'elemento 43 prendesse provvisoriamente il nome di «masurio», e che solo più tardi, si chiamasse «tecnetium». In realtà, l'elemento era già stato scoperto un paio d'anni prima che scrivessi il mio racconto, ma io non ero ancora al corrente della nuova denominazione. Analogamente, non m'ero ancora fatto l'orecchio al termine «reazione a catena», al posto di «processo ciclico».
Ad ogni modo, non sembrerebbe questo un caso eccezionale di previsione del futuro?
E invece no, non si tratta affatto di previsione.
Il racconto, infatti, venne scritto esattamente un anno dopo la scoperta della fissione dell'uranio. E una volta dato al mondo l'annuncio della scoperta, qualunque discorso sulla bomba atomica e sui centri nucleari diventava una pura e semplice elaborazione di fatti già noti.
All'inizio del 1944, Cleve Cartmill pubblicò il racconto «Deadline», in cui descriveva gli effetti della bomba atomica con tanta precisione (sedici mesi prima che venisse fatta esplodere a Alamogordo la prima bomba nucleare) da destare i sospetti dell'FBI. Eppure, anche in questo caso non si trattava di una previsione esatta, ma di una elaborazione evidente di dati ormai noti.
La mia tesi, insomma, è che non sono i particolari, i dettagli tecnici, i meccanismi determinati a essere previsti dagli scrittori di FS. Tutte le previsioni di questo tipo sono puramente casuali, e comunque non sono mai importanti.
La pennellata larga e indefinita con cui lo scrittore di FS abbozza il futuro è particolarmente adatta a rappresentare gli ampi, vaghi cambiamenti che si verificano nella società. Lo scrittore di FS, insomma, si occupa delle grandi linee della storia e non delle minuzie tecniche.
A questo proposito, voglio citare il caso di quello che - a mio parere - è il maggior esempio di predizione, rivelatasi in seguito vera, che sia mai apparso in un'opera di FS. Si tratta del racconto «Soluzione insoddisfacente» di Robert Heinlein (che l'ha pubblicato sotto lo pseudonimo di Anson MacDonald) e apparso all'inizio del 1941, e cioè un anno e mezzo prima di Pearl Harbor, quando Hitler era all'apogeo della sua fortuna.
Il racconto si svolge alla fine della seconda guerra mondiale e certo contiene molti particolari inesatti. Heinlein, per esempio, non prevede l'aggressione di Pearl Harbor e di conseguenza non fa entrare in guerra gli Stati Uniti.
Tuttavia Heinlein pronostica che gli Stati Uniti avrebbero organizzato un vasto programma di ricerche, che avrebbe portato alla scoperta della bomba nucleare. A dire il vero, Heinlein non parla di bomba, ma di «polvere atomica», e cioè, in un certo senso, salta subito alle conseguenze.
Dato che nel racconto non è prevista l'aggressione di Pearl Harbor, l'arma atomica non viene sganciata sulle città giapponesi ma solo sulle tedesche. La bomba determina la fine del conflitto, e rimanendo in possesso esclusivo degli americani, impedisce alle altre nazioni di attentare alla pace del mondo.
Ma ora, a guerra finita, che cosa fare della bomba? L'autore del racconto aveva la felice certezza (anche prima che la bomba venisse sganciata) che, rimanendo l'arma in mano americana, la pace del mondo sarebbe stata assicurata per sempre, e che il millennio avrebbe segnato l'avvento della «Pax americana».
Ma il protagonista del racconto di Heinlein la pensava diversamente. Ecco infatti che cosa dice (e spero che Heinlein mi perdoni se cito due interi paragrafi del suo racconto):
«Umm... Piacerebbe anche a me. Ma è impossibile che rimanga un segreto in mani nostre. Non ha importanza che il segreto sia o non sia mantenuto, ormai è questione di tempo e, prima o poi, gli altri paesi arriveranno a fabbricarsi la loro bomba. Non puoi impedire ai cervelli di lavorare, John, e noi sappiamo con certezza matematica che tra breve, appena si saprà in che direzione cercare, il metodo di fabbricazione della bomba sarà riscoperto. L'uranio, non dimenticarlo, è un elemento comune, largamente diffuso su tutta la terra...»
«Ed ecco cosa succederà. Quando il segreto trapelerà, e cioè appena la bomba verrà sganciata, il mondo sarà come una stanza piena di gente armata. Nessuno potrà lasciare la stanza, e la sopravvivenza di ognuno dipenderà dalla buona volontà del suo vicino a lasciarlo in vita. Capisci che cosa intendo dire?».
E allora, che resta da fare? Rileggiamo e meditiamo sul titolo di Heinlein: «Soluzione insoddisfacente».
Il fatto è che Heinlein previde prima che cominciasse l'era nucleare, la situazione che si è venuta creando, in seguito, nel mondo. Sette anni dopo la predizione di Heinlein, buona parte degli uomini politici americani si cullavano ancora nell'illusione che solo l'America avesse il monopolio della bomba atomica e che il segreto durasse per anni e anni, perché solo l'America possedeva quella cosa che «sanno gli Yankee».
Ma non solo la situazione politica creatasi in seguito alla presenza dell'atomica era la cosa più difficile da prevedere, ma era anche la parte più importante della previsione. Pensate un momento a come è stato più facile fabbricare la bomba atomica anziché trovare una soluzione alla crisi politica determinata dalla situazione nucleare. E pensate anche a come sarebbe stato più utile se gli uomini politici avessero dedicato parte del loro tempo a riflettere sulle conseguenze della bomba, anziché a pensare esclusivamente alla bomba stessa.
La FS, dunque, esplica la sua funzione più utile non quando prevede i particolari tecnici del futuro, ma quando ne profetizza le conseguenze sociali. E in questo suo compito, la FS può avere una enorme importanza per il miglioramento delle condizioni umane.
Chiariamo quest'ultimo punto, prendendo in esame un caso ipotetico. Immaginiamo di essere nel 1880 e che l'automobile sia la macchina dell'avvenire più avvincente scoperta dagli scrittori di FS. Che tipo di racconto sarebbe stato scritto nel 1880 sull'auto del futuro?
L'automobile, in primo luogo, potrebbe essere considerata dal nostro autore come un semplice aggeggio tecnico. In tal caso, il racconto sarebbe pieno di altisonanti descrizioni scientifiche sul funzionamento della nuova macchina, e l'eroe sarebbe descritto mentre butta giù il progetto di un Liebestraum ricavato da una vecchia carrozzella, adattandolo abilmente al bispallatore, per evitare di ammortare il carrogel.
(Si tratta, ben inteso, di assurdità, ma conosco una quantità di racconti di FS scritti con questo stile, e se non faccio il nome degli autori è solo perché sono tutti tipi nerboruti e irascibili).
Un altro modo di considerare un'automobile è di ritenerla un semplice elemento, aggiunto alla avventura. Tutto quello che si può fare in groppa a un cavallo, lo si può fare anche con un'automobile. Di conseguenza, potrete tranquillamente scrivere il vostro western, sostituendo regolarmente a «cavallo» la parola «auto».
Così, per esempio, scriverete: «L'automobile scendeva ruggendo lungo il sentiero, con i pneumatici poderosi che sussultavano con violenza, e il treno posteriore che vibrava furiosamente, da parte a parte». Poi, quando la macchina, dopo essere andata alla riscossa, ha portato in salvo la fanciulla e ha punito i malvagi, infila finalmente il tubo d'alimentazione in un bidone di benzina e fa tranquillamente il pieno.
Naturalmente ho calcato il tono, ma non so se sono poi andato molto lontano dal vero. Sono pronto a scommettere che non so quanti scrittori di FS cominciano così il proprio racconto: «L'astronave s'arrestò a cinque milioni di miglia da Venere, sprizzando fiamme, tra un gran stridio di freni».
Non ci capita di leggere racconti di questo genere solo perché, prima della pubblicazione, passano al vaglio del capo-redattore.
È chiaro che scrivere un racconto di FS in cui l'automobile non sia che un semplice mezzo meccanico o un super-cavallo, vuol dire buttar via il proprio tempo. Certo, un racconto come quello citato sopra, può rendere all'autore la sua brava sommetta e offrire al lettore un'ora di onesto svago, ma che valore ha una cosa del genere? Siamo d'accordo, lo scrittore ha pronosticato l'automobile, ma questo, in sé, non significa assolutamente niente.
Chiediamoci invece quali sono gli effetti dell'automobile sulla società e sui singoli, perché, in fondo, all'uomo interessa soprattutto l'uomo.
Consideriamo, per esempio, l'automobile come un oggetto prodotto a milioni di esemplari e offerta a tutti quelli che desiderano acquistarla (ricordiamoci sempre che siamo nel 1880), e pensiamo a un'intera popolazione montata su quattro ruote.
Le città, naturalmente, si espanderanno, perché la gente non vorrà più vivere nelle immediate vicinanze del suo posto di lavoro, ora che è possibile abitare a diversi chilometri di distanza e recarsi in città e tornare a casa in auto. Di conseguenza sorgeranno dei grossi quartieri periferici, mentre il centro cittadino decadrà.
Poi, quando ci fossero in circolazione milioni di auto, bisognerà provvedere a tracciare attraverso il paese una rete di strade. E non basta: la presenza dell'automobile influirà sul modo di concepire le vacanze, sulla scelta del lavoro, sugli svaghi, sulla vita sessuale.
Si potrà sostenere che è facile, adesso, guardarsi indietro, nell'epoca preautomobilistica e fare previsioni su quello che sarebbe capitato. E devo ammettere che è vero, benché, d'altra parte, la possibilità di una previsione non possa essere totalmente esclusa. Nel 1901, ad esempio, H. G. Wells, all'inizio dell'era automobilistica, scrisse un libro intitolato: «Influenza del progresso tecnico e scientifico sulle forme di vita e sul pensiero umano», in cui, tra le altre cose, descriveva con precisione sbalorditiva la moderna era del motore.
Benissimo, dunque, voi vi accingete a scrivere un romanzo di FS che si svolge nel 1880, inventando qualcosa di meno banale della semplice presenza dell'automobile. Di conseguenza dovrete attingere al regno dei mutamenti affascinanti provocati nella società dalla presenza dell'auto. In secondo luogo, tra quei cambiamenti dovrete scovare qualcosa che non sia stato ancora previsto da H. G. Wells.
A questo punto, si può prendere il via. Dunque, ecco la nostra società motorizzata. Ogni membro della famiglia possiede un'auto, se non due. Ogni mattina centinaia di migliaia di auto affluiscono in città dai sobborghi periferici, e ogni sera un numero uguale di macchine lascia il centro. La città diventa un organismo colossale, che inghiotte auto al mattino e le restituisce alla sera.
Finora, siamo a posto, Adesso immaginiamo il protagonista - un uomo qualunque, a posto, con moglie, due figli, senso dell'umorismo, ottimo guidatore. Il nostro uomo, al mattino, è assorbito dalla città. Lo vediamo che si dirige verso il centro incolonnato tra innumerevoli file di altre auto, che procedono tutte verso...
Ed ecco il punto: quando tutte le macchine sono arrivate in città, dove vanno?
Ci siamo! Abbiamo trovato il titolo del nostro racconto: «Fate largo!». E il contenuto? Una satira deliziosa del nostro eroe che passa l'intera giornata alla ricerca di un parcheggio, incontrando sul proprio cammino ingorghi di traffico, tassisti, vigili, autocarri, zone disco, garage rigurgitanti, idranti, ecc. ecc.
Una satira deliziosa, per il 1880. Scritta nel 1965, sarebbe piuttosto un'aspra tragedia a sfondo realistico.
E ora facciamo alcune considerazioni.
Se questo racconto fosse stato realmente scritto nel 1880 e avesse attirato l'attenzione degli uomini politici, non avrebbe fatto sì che dal 1880 in poi, si pianificasse l'espansione delle città, tenendo conto di un'eventuale civiltà delle macchine?
Riflettano su questo problema quei lettori che vivono in una città il cui sviluppo fu calcolato in vista di veicoli poco più elaborati di una carrozzella e mi dicano che compenso meriterebbe uno scrittore che rendesse un tale servizio alla società.
Capite, ora, che la previsione veramente importante non riguarda l'automobile ma il problema del parcheggio, non l'invenzione della radio, ma i suoi programmi, non la bomba atomica, ma le conseguenze della tregua nucleare? Insomma, non l'azione, ma la reazione?
Naturalmente, aspettarsi che gli uomini del 1880 progettino le loro città tenendo conto di una futura e ipotetica società motorizzata, forse vuol dire chiedere troppo alla natura umana. Ma chiedere questo, oggi, all'umanità mi pare sia chiedere soltanto il minimo indispensabile.
Per un secolo intero, abbiamo assistito a un succedersi sempre più affannoso di mutamenti sociali che ogni volta ci hanno colto di sorpresa, con conseguente crescente disorganizzazione.
Ora, finalmente, abbiamo imparato a aspettarci i cambiamenti, e anche i cambiamenti drastici, e ci siamo rassegnati alla necessità di anticipare e di pianificare le cose in previsione del futuro.
La stessa esistenza e la popolarità della FS è un sintomo rivelativo di come l'umanità abbia ormai accettato le inevitabili trasformazioni. E una delle funzioni della FS consiste proprio nel rendere tali trasformazioni meno ostiche al palato dell'uomo medio.
Non importa se i più ignorano la FS o non la prendono sul serio: questa gente non può restare del tutto estranea ai contenuti della FS. Alcuni temi di FS si rifanno alla coscienza generale dell'umanità, sebbene siano alquanto diluiti e distorti dal mezzo di diffusione fumettistico. Ma proprio per questa ragione la comparsa delle armi nucleari, dei missili e dei satelliti artificiali non ha incontrato, da parte dell'umanità, quella resistenza psicologica che avrebbe certo trovato un tempo.
E ora, basta con il passato. Noi viviamo nel presente e il compito di uno scrittore di FS consiste appunto nel prendere in considerazione il futuro - il futuro rispetto al 1965 e non il futuro retrospettivo del 1880.
Noi, dunque, viviamo in un mondo in piena trasformazione rivoluzionaria, articolata in almeno quattro tipi diversi, ognuno dei quali segue un suo corso particolare e inarrestabile. Quale sarà la reazione della società di fronte a ognuno di questi mutamenti?
Il primo, e più preoccupante, è l'«esplosione demografica». La FS ha già trattato il tema a più riprese, in una serie di racconti che hanno per sfondo una Terra drasticamente superpopolata, tra cui il mio «Caverne d'acciaio» e il «Mercanti dello Spazio» di Frederick Pohl e Cyril Kornbluth.
In questo genere, il racconto più efficace e incisivo (almeno a mio parere) è stato «Census takers» di Frederick Pohl in cui la popolazione della Terra viene mantenuta a un livello costante mediante un censimento indetto ogni dieci anni, nel corso del quale ogni tredici individui (o quindici, o nove, a seconda della necessità) ne viene eliminato uno.
Questo racconto è un esempio tipico di «anti-predizione», se mi è permesso di usare la parola. Evidentemente Fred Pohl non pensa che la cosa si verifichi: sa benissimo, al pari di tutti noi, che una soluzione del genere è impensabile.
Ma anche l'antipredizione di una impossibilità ha la sua importanza. Con la sua forza d'urto può costringere la gente fin troppo disposta a risolvere un problema difficile ignorandolo, a fermarsi un momento a rifletterci su. D'accordo, non possiamo eliminare gli individui in sovrappiù con una decimazione affidata al caso. E allora, quali altre soluzioni abbiamo?
Il secondo mutamento rivoluzionario è l'«esplosione della automazione». Questo fenomeno implica l'avvento imminente di un mondo analogo a quello tipico dei racconti di FS, in cui tutto il lavoro manuale e buona parte dell'intellettuale è svolto dai robot. Ma che cosa avverrà dell'umanità, quando questo fatto si realizzerà?
In che tipo di mondo vivremo, quando il lavoro diventerà il lusso di pochi e la noia sarà invece una malattia sociale? Possiamo prevedere un avvenire più teso e caotico di quanto non sia già il presente? Leggiamo allora «Attrazione del futuro» di Fritz Leiber sulla vita nevrotica che ci aspetta.
La terza trasformazione rivoluzionaria è l'«esplosione delle conoscenze», dovuta al fatto che le scoperte scientifiche si avvicendano con ritmo così serrato che la mente umana non è più in grado di approfondire se non un ramo di conoscenze per volta, in un campo estremamente ristretto e specializzato.
Ho trattato questo argomento nel mio racconto «Dead hand» in cui immaginavo l'esistenza di scrittori scientifici di professione, il cui compito era di seguire di volta in volta il lavoro degli scienziati, divulgandone i risultati in articoli estremamente chiari e concisi. Questi scrittori facendo opera di diffusione a largo raggio (se pure superficiale) servivano da ponte tra le varie specialità.
Il quarto mutamento è l'«esplosione della libertà», con conseguente indipendenza delle ex colonie, la rivoluzione dei «nativi» e il relativo movimento per i diritti civili in corso negli Stati Uniti.
Gli scrittori di FS, in realtà, non hanno trattato quest'ultimo tema con lo stesso impegno con cui hanno affrontato i precedenti. C'è un racconto di Ray Bradbury, intitolato, se ricordo bene, «Migrazione nello spazio» in cui immagina gli effetti provocati negli Stati Uniti dall'emigrazione in massa dei negri su Marte. Da parte mia ho considerato, con maggiore senso realistico, l'eventualità che l'Africa diventasse indipendente nel racconto «Conflitto evitabile» (pubblicato nel 1950, e quindi molto prima che la liberazione del continente nero si realizzasse). Inoltre nel romanzo «Correnti dello spazio» ho parlato - se pure a dire il vero non molto esplicitamente - dell'importanza della razza negra nella colonizzazione della galassia.
Ad ogni modo, questi che vi ho esposto sono alcuni dei maggiori mutamenti che l'umanità dovrà affrontare, e ognuno dei quali rischia di buttare all'aria il mondo a noi noto, prima che un'intera generazione sia passata. Per impedire che questa rivoluzione si trasformi in disintegrazione caotica, dobbiamo formulare una serie di ipotesi intelligenti riguardanti il futuro, e agire ora, in base a queste.
Ed è compito dello scrittore di FS (a parte gli scopi particolari di guadagnarsi da vivere e di divertire il lettore) di formulare tali ipotesi, il che fa sì che lo scrittore di FS sia (a mio avviso) il collaboratore più utile di cui oggi disponga l'umanità.
Naturalmente, lo scrittore di FS non sarà l'unico a formulare tali ipotesi. Ormai gli organi governativi, gli istituti di ricerche civili e industriali si sforzano disperatamente di leggere nella misteriosa sfera di cristallo del futuro. Ma è mia opinione personale che tutti coloro che, nel campo dell'industria o del governo, si interessano a tali problemi, siano stati, prima o poi, lettori di FS.
Tiriamo ora le somme di quanto abbiamo detto. Ho cominciato il mio discorso deplorando il fatto di essere costretto a scrivere certi articoli impegnativi sulle previsioni del futuro e lo concludo convinto che dovrei scriverne di più.
È evidente quindi che non sono riuscito a prevedere, all'inizio del mio articolo, quale ne sarebbe stata la conclusione.
E tanto basti, per quel che riguarda la mia abilità di prevedere il futuro.

FINE