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Urania - Asimov d'appendice
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VITTORIA SILENZIOSA - Isaac Asimov
Titolo originale: Silent victory

Non molto tempo fa ho presenziato a un raffinato banchetto durante il quale il famoso avvocato Louis Nizer pronunciò una delle due allocuzioni principali. Il discorso presentò una visione intelligente e ottimistica del futuro dell'umanità, enunciata con linguaggio eloquente e senza commenti. In realtà, si trattò di una superba orazione fantascientifica e, dal momento che anch'io mi trovavo a capotavola con lui, non potei fare a meno di sentirmi umiliato: ero stato battuto nella mia materia, e per di più da un profano.
Quindici minuti dopo la fine del suo discorso, venne il mio turno, ma io ero il primo di altri cinquanta (proprio cinquanta) e potevo parlare solo per un paio di minuti. Probabilmente si aspettavano che io spendessi quei due minuti a esprimere la mia umile riconoscenza per l'onore che era stato fatto a me (e agli altri quarantanove). Ma la mia predisposizione all'umiltà è minima, e inoltre c'era qualcos'altro che volevo fare.
Parlando rapidamente in modo da mantenermi entro il tempo limite, dissi:
- Il signor Nizer vi ha fatto un quadro eccellente di un futuro meraviglioso e, dal momento che sono uno scrittore di fantascienza, non posso fare a meno di invidiare la chiarezza e l'ampiezza della sua visione. Tuttavia, non dobbiamo dimenticare che i vari governi della Terra sono, in questa nostra epoca così complessa, i diretti mediatori dei cambiamenti, e sono loro che in massima parte ne determinano la natura, la quantità, la direzione e l'efficacia. Non dobbiamo neppure dimenticare che la maggior parte dei governi sono in mano agli avvocati. Il nostro lo è sicuramente. L'interrogativo dunque è questo: cosa ci possiamo aspettare dagli avvocati? A questo proposito ricordo la storiella del medico, dell'architetto e dell'avvocato che una volta, bevendo amichevolmente, cominciarono a discutere sull'antichità delle loro rispettive professioni.
«Il medico disse: "Il primo giorno dell'esistenza di Adamo, Dio nostro Signore lo fece addormentare profondamente, gli tolse una costola, e da questa creò una donna. Dal momento che si trattò senza dubbio di un'operazione chirurgica, io dico che la medicina è la professione più antica del mondo".
«"Un momento" ribatté l'architetto, "devo ricordarvi che il primo giorno della creazione, almeno sei giorni prima della rimozione della costola di Adamo, Dio nostro Signore creò dal caos il cielo e la terra. Dal momento che questo deve essere considerato un atto relativo all'edilizia, io sostengo che è l'architettura a detenere il primato".
«"Certo" ridacchiò l'avvocato, "ma chi credete che abbia creato il caos?"»
Il mio cuore si rallegrò quando le risate che accolsero la mia storiella sembrarono promettere (come poi fu) di essere le più fragorose e le più prolungate dell'intera serata. Con mio enorme sollievo, anche il signor Nizer stava ridendo. La storiella ha un certo nesso con quello che sto per dire.
Nella vita quotidiana incontriamo l'ozono (formato da tre atomi di ossigeno per molecola) che si forma dalla comune molecola di ossigeno a due atomi, così comune nell'atmosfera. Ma cosa credete che abbia creato il comune ossigeno?
No, non un avvocato...
Un'atmosfera che contiene tanto ossigeno libero come la nostra è un'atmosfera instabile da un punto di vista termodinamico. Questo significa che, lasciato a se stesso, l'ossigeno libero sparirebbe gradualmente. Innanzi tutto, reagirebbe lentamente con l'ozono e il vapore acqueo dell'aria producendo acido nitrico. Naturalmente, questa reazione si verificherebbe molto lentamente, ma la Terra esiste ormai da oltre quattro miliardi di anni. Attualmente tutto l'ossigeno si sarebbe ormai mescolato all'ozono e al vapore acqueo, anche e soprattutto perché l'energia del fulmine affretta la reazione e produce una quantità notevole di acido nitrico che contribuisce a rinnovare la riserva di fertilizzanti azotati per la terra.
Se tutto l'ossigeno si combinasse con l'azoto, e il risultante acido nitrico dovesse finire nell'oceano (come in realtà succederebbe), allora l'oceano sarebbe sufficientemente acido da rendere la vita, come noi la conosciamo, impossibile.
Perché, dunque, l'oceano non è diventato acido molto tempo fa? Oppure, perché non lo sta lentamente diventando oggi? Le piccole quantità di acido nitrico che formano i nitrati del terreno e dell'oceano sono assorbiti dagli organismi viventi sulla terra e nel mare, e alla fine si ripresentano nuovamente sotto forma di azoto, ossigeno e acqua.
L'azoto e l'ossigeno rotolano, per così dire, in discesa, nella formazione dell'acido nitrico, mentre gli organismi viventi rispediscono in su l'acido nitrico non appena si forma. Gli organismi viventi fanno questo a spese dell'energia che acquistano dagli elementi chimici presenti nei loro tessuti, elementi che si sono formati in origine grazie all'energia solare.
È quindi l'energia solare, per mezzo degli organismi viventi, che mantiene l'ossigeno della nostra atmosfera al suo stato libero e rende possibile la vita animale, compresa la nostra.
Sembra un circolo chiuso. La vita, dunque, è possibile solo grazie a qualcosa che essa stessa produce? In questo caso, come ha avuto inizio la vita?
Eppure, il circolo non è completamente chiuso. È la vita animale che non può esistere senza ossigeno libero. Così come qualsiasi forma di vita animale non può conservare una atmosfera di ossigeno. È la vita vegetale a conservare l'atmosfera d'ossigeno e a poter sopravvivere, all'occorrenza, senza ossigeno libero. La vita animale è parassitaria della vita vegetale, e non può esistere (nella forma a noi nota sulla Terra) senza la vita vegetale.
Ma ci fu un tempo in cui sulla Terra non esisteva neppure la vita vegetale e nessun altro tipo di vita. Quindi, allora non esisteva neppure l'ossigeno libero nell'atmosfera. Non avrebbe potuto. Significa forse che l'ossigeno esisteva in combinazione con l'azoto e che, allora, la Terra aveva un oceano di acido nitrico diluito? La risposta è no, perché in questo caso è improbabile che potesse svilupparsi la vita, come noi la conosciamo. Se l'ossigeno e l'azoto non fossero combinati tra di loro, dovrebbero essere, ognuno, combinati con qualcos'altro. L'unico possibile «qualcos'altro» è l'idrogeno, che esiste in quantità enormi nell'universo, che costituisce l'elemento essenziale dei due corpi più importanti del sistema solare (il Sole e Giove), e di cui la Terra deve essere stata molto più ricca nei tempi primordiali di quanto lo sia ora.
L'ossigeno combinato con l'idrogeno forma l'acqua (H2O), e l'azoto combinato con l'idrogeno forma l'ammoniaca (NH3). Inoltre, l'elemento comune, il carbonio, può combinarsi con l'idrogeno per formare il metano (CH4). L'atmosfera primordiale (A-I) poteva essere formata da ammoniaca, metano, vapore acqueo e una certa quantità dello stesso idrogeno. Un'atmosfera così ricca di idrogeno viene chiamata «atmosfera riduttiva» per motivi sepolti nella storia della chimica e che non ci interessano direttamente. L'attuale atmosfera ricca di ossigeno è invece «atmosfera ossidante».
Perciò, quando si pensa all'origine della vita, bisogna immaginare un processo che si svolga in un'atmosfera riduttiva.
Se un campione di atmosfera riduttiva viene lasciato a se stesso, non succede niente. I vari componenti - acqua, ammoniaca, metano e idrogeno - costituiscono una mistura termodinamicamente stabile, le molecole, cioè, non si alterano, a meno che non sia presente una energia che dia loro una spinta. Sulla Terra dei primordi l'energia c'era. Esisteva il calore dell'azione vulcanica, il calore e il potere ionizzante del fulmine, l'intensa radiazione degli atomi radioattivi e la radiazione costante del Sole. Con ogni probabilità tutte queste fonti di energia erano più intense sulla Terra primordiale di quanto lo siano oggi.
Nel 1952, il chimico americano Stanley Lloyd Miller iniziò con un piccolo campione dell'atmosfera primordiale, usò come fonte di energia delle scintille elettriche e, nel giro di una settimana, scoprì che le semplici molecole si erano combinate a formare altre molecole più complete, tra cui una coppia degli aminoacidi che costituiscono i «blocchi edilizi» da cui si formano le proteine, molecole essenziali della vita. Ulteriori esperimenti hanno provato che dall'atmosfera riduttiva più oceano più energia devono essersi verificate serie costanti di cambiamenti verso la vita.
Possiamo dire a quale particolare fonte di energia esistente sulla Terra primordiale è maggiormente attribuibile la formazione della vita? Tenete conto che di tutte le energie, la radiazione solare è la più costante e penetrante, e sembra logico attribuirle la maggiore responsabilità per la nostra presenza sulla Terra. In particolare, dobbiamo ringraziare la componente più energetica della luce solare: le radiazioni ultraviolette. Infatti gli esperimenti hanno dimostrato chiaramente che la luce ultravioletta è sufficientemente energetica per reagire con gli elementi chimici dell'atmosfera primordiale e metterli in marcia verso la vita. (La normale luce visibile non è sufficientemente energetica.) Sembra poi ragionevole supporre che la vita sia iniziata alla superficie dell'oceano. L'oceano è formato da una massa di molecole acquee e contiene in soluzione molte altre molecole utili, tra cui, in misura rilevante nei tempi primordiali, l'ammoniaca. L'ammoniaca è enormemente solubile nell'acqua e quindi la si trova in quantità maggiore nell'acqua piuttosto che nell'atmosfera. Il metano e l'idrogeno sono poco solubili in acqua, ma in superficie si trovano a stretto contatto con essa.
La terra «secca» è in realtà umida a causa delle maree, della pioggia eccetera, così che non è impossibile che gli elementi chimici responsabili della vita si formino nel terreno, anche se, come spiegherò, non giungono molto lontano.
La luce ultravioletta ha un effetto martellante. Può unire insieme le molecole piccole e formarne di più grandi. Ma è addirittura possibile che le molecole, ingrandendo sempre più sotto l'effetto della luce ultravioletta, diventino alla fine sufficientemente grandi e complesse da possedere i principi iniziali della vita?
Sfortunatamente, mentre diventano più grandi le molecole tendono a diventare anche più fragili, ed è probabile che il martellamento della luce ultravioletta possa nuovamente dividerle. La sua influenza, dunque, può fare in modo che le molecole primordiali si combinino in direzione della vita, ma non permette che si inoltrino molto in questa direzione.
Sulla Terra non c'è modo di sfuggire ai raggi ultravioletti, perciò, anche se da semplici molecole primordiali se ne formano di complesse, queste non possono mai diventare sufficientemente complesse anche per la forma di vita più primitiva. Ne consegue che la vita non può avere inizio sulla terra intesa come terraferma.
Nell'oceano, invece, è diverso. I composti che si formano alla superficie, per l'azione dei raggi ultravioletti possono, attraverso il movimento casuale, scendere a un livello inferiore dove la luce ultravioletta non può penetrare, e là possono sopravvivere. Nell'oceano esistono livelli in cui la luce ultravioletta penetra in misura tale da fornire l'energia per la combinazione ma non per la scissione. Ora nell'oceano primordiale è probabile che si potessero trovare molecole gradualmente più complesse a mano a mano che si scendeva dalla superficie verso il fondo.
Tali forme di vita possono essersi formate nei primi miliardi di anni dell'esistenza della Terra, poi per una eternità la situazione potrebbe essere rimasta più o meno immutata.
Nello strato superiore dell'oceano esistevano molecole moderatamente complesse, formate dall'energia dei raggi ultravioletti, che servivano da alimento alle molecole più complesse degli strati sottostanti. Alcune delle molecole-alimento scendevano negli strati più bassi e venivano consumate. Poi, fattore più importante, nei giorni nuvolosi, e soprattutto di notte, le molecole vitali salivano in superficie e sfogavano la loro voracità fino allo spuntare del sole, momento in cui affondavano nuovamente.
Non sappiamo a quale livello di complessità si siano sviluppate le forme di vita in quel periodo. Le uniche tracce di vita che è possibile trovare risalendo a un miliardo o più di anni fa sembrano essersi formate da creature unicellulari e niente più. Non c'è da sorprendersi. L'energia necessaria a convertire ammoniaca, metano e acqua in alimenti chimici è minima, e d'altro canto non è indispensabile sprigionare molta energia per separarle nuovamente. La vita primordiale non aveva molta energia a sua disposizione, quindi ha potuto vivere ed evolversi solo molto lentamente.
Tutto avrebbe potuto continuare così fino a oggi se l'atmosfera A-I fosse rimasta immutata: ma non è stato così.
Innanzi tutto, ha perso il suo idrogeno. Qualunque sia stata la quantità di idrogeno presente nell'atmosfera della Terra primordiale, essa è andata rapidamente perduta nello spazio esterno, dato che la gravità terrestre non era in grado di trattenerne le minuscole molecole.
Inoltre, la luce ultravioletta del Sole, all'apice della sua forza nell'atmosfera superiore, può frantumare anche le molecole più piccole. La molecola acquea, in modo particolare, può essere scissa in idrogeno e ossigeno dall'azione delle radiazioni ultraviolette. Questo processo si chiama «fotolisi».
La fotolisi dell'acqua avviene, per lo più, solo nell'alta atmosfera. A una tale altezza si trovano poche molecole acquee, e il processo è lento ma, ancora una volta, la Terra è longeva e ha tempo.
L'idrogeno prodotto per fotolisi va perso nello spazio, mentre gli atomi di ossigeno, più pesanti, rimangono nell'atmosfera. In presenza di ossigeno libero, tuttavia, il metano e l'ammoniaca non sono più stabili da un punto di vista termodinamico. Gli atomi di carbonio e idrogeno costituenti le molecole di metano tendono a combinarsi con gli atomi di ossigeno e formare rispettivamente anidride carbonica (CO2) e acqua. Gli atomi di idrogeno delle molecole di ammoniaca si combinano con l'ossigeno formando l'acqua. Restano gli atomi di azoto, che si combinano e formano molecole di azoto a due atomi (N2). L'azoto si potrebbe combinare anche con l'ossigeno, ma in modo così lento che gli atomi di carbonio e idrogeno-vapore acqueo (A-I) si trasforma lentamente, attraverso la fotolisi, in un'atmosfera carica di metano-ammoniaca-idrogeno-vapore acqueo (A-I) si trasforma lentamente, attraverso la fotolisi, in un'atmosfera piena di anidride carbonica-azoto-vapore acqueo (A-II).
Per spingere le molecole di A-II in su fino al livello delle molecole-alimento era necessaria più energia di quanta ce ne volesse iniziando con le molecole di A-I. Per questa ragione la percentuale di produzione delle molecole-alimento è diminuita, e con la progressiva e lenta trasformazione di A-I in A-II la superficie dell'oceano ne ha denunciato una certa carestia.
Gli organismi che si erano sviluppati in A-I e che vivevano della scissione delle molecole-alimento in ammoniaca e metano, sono certo diminuiti gradualmente a causa di questa carestia.
Una volta che A-I si è trasformata completamente in A-II verrebbe fatto di pensare che la situazione alimentare avesse toccato il fondo, per gli organismi di A-I, e invece la situazione è diventata ancora più critica e causa della fotolisi. Anche dopo che l'atmosfera si è completamente convertita in A-II, la fotolisi ha continuato ad avere luogo, le molecole d'acqua hanno continuato a scindersi, gli atomi di idrogeno a sfuggire, e gli atomi di ossigeno a vagare nell'atmosfera. Ma in quella situazione, gli atomi di ossigeno non avevano più niente con cui combinarsi, quindi potevano farlo solo tra loro (oppure, molto lentamente, con l'azoto). Questi atomi tendono a formare la molecola di ossigeno a due atomi, ma nell'alta atmosfera possono, in certe condizioni, venire spinti ancora più in alto dall'energia della luce ultravioletta, e formare così molecole di ozono a tre atomi.
Le molecole di ozono sono refrattarie a quasi tutta la gamma di raggi ultravioletti. Più ozono si forma, meno luce ultravioletta riesce a trapassarlo. Ne consegue che l'A-II non solo possedeva molecole più difficili da tramutare in alimento, ma ha cominciato anche a lasciare passare sempre meno luce ultravioletta, il che rendeva quasi impossibile un cambiamento.
Con meno raggi ultravioletti a disposizione, anche la percentuale di fotolisi (che continua ad altezze atmosferiche molto al di sotto delle regioni dove si forma l'ozono) diminuisce. Questo significa che l'atmosfera II si stabilizza, e che un ulteriore cambiamento diventa sempre meno probabile, una volta cessata virtualmente la riserva di luce ultravioletta sulla superficie dell'oceano.
Oggi l'ozono è concentrato tra altezze da 25 a 65 km sulla superficie della Terra, ma anche lì solo una molecola su 100.000 (di un'atmosfera che è troppo sottile a tali altezze) è di ozono.
Anche se le molecole di ozono sono eccessivamente rarefatte secondo gli standard normali, sono però sufficienti a respingere la luce ultravioletta, lasciandone passare solo una minima parte che raggiunge la superficie terrestre (sufficiente, comunque, a provocare ustioni a chi ha la pelle delicata come me; io, comunque, sono abbastanza prudente da non espormi al sole).
La vita sulla Terra avrebbe dovuto scendere a un livello molto basso, se non si fosse verificato un evento inaspettato. In modo sconosciuto, e in un'epoca che non siamo in grado di precisare, si verificò l'avvenimento evolutivo più importante dopo quello che aveva segnato l'inizio della vita stessa: lo sviluppo di una molecola simile alla clorofilla, insieme a quello di un primitivo sistema di enzimi, capace di catalizzare la combinazione dell'anidride carbonica con l'acqua e provocare la formazione di molecole-alimento. Fu l'inizio della «fotosintesi». Lo sviluppo della fotosintesi grazie a organismi adattatisi ad A-II ha i seguenti significati:
1) fino a quel momento la luce ultravioletta era stata la forza stimolante per la produzione degli alimenti, ma la fotosintesi si serve delle lunghezze d'onda, meno energetiche, della luce visibile. Questo tipo di luce, assai più abbondante nelle radiazioni solari di quanto lo siano i raggi ultravioletti, costituisce la fonte di una riserva di alimento potenzialmente assai più vasta;
2) dal momento che la fotosintesi avviene proprio tra le molecole della forma vitale, l'alimento si forma per così dire a portata di bocca. Si creano così i presupposti perché le cellule diventino più grandi e più complesse;
3) dal momento che la luce visibile non viene respinta dall'ozono, gli organismi fotosintetici di A-II non restano intaccati dalla lenta chiusura della cortina di ozono e possono prosperare anche quando gli organismi di A-II non riescono a sopravvivere;
4) convertendo metano, ammoniaca, e acqua in elementi-alimento, il generale insieme di atomi rimane largamente immutato e gli sprechi sono minimi. Usando acqua e anidride carbonica come fonte di alimento, tuttavia, ci troviamo con molecole contenti più atomi di ossigeno di quanti ne servano per l'alimento. Questi atomi non consumati vengono sparsi nell'atmosfera. L'avvento della fotosintesi, quindi, ha affrettato il ritmo di riversamento dell'ossigeno libero nell'atmosfera. Infatti la fotosintesi libera ossigeno a una velocità assai superiore a quella della fotolisi. La cortina di ozono cominciava a chiudersi a una velocità sempre maggiore, e così le forme di vita A-II, grazie alla nuova chimica sviluppata, affrettarono enormemente la fine delle forme di vita A-I. Senza muoversi e senza aggredire, hanno ottenuto una vittoria silenziosa di portata planetaria;
5) le forme di vita fotosintetiche hanno prosperato talmente da consumare l'anidride carbonica dell'atmosfera, assorbendo carbonio e riempiendo l'aria di ossigeno. In questo modo, tramite l'azione della vita, l'A-II carica di azoto-anidride carbonica venne trasformata nell'attuale A-III, carica di azoto-ossigeno. La concentrazione dell'anidride carbonica nell'atmosfera odierna è solo dello 0,035% contro il 21% dell'ossigeno. In effetti, sarebbe utile al mondo vegetale in generale avere come parassiti forme di vita che consumino ossigeno e producano anidride carbonica. Servirebbe ad aumentare, almeno un poco, l'anidride carbonica dell'aria. Comunque, le forme vitali di A-II si sono differenziate in vegetali e animali, mentre le forme vitali di A-I non avrebbero mai potuto andare oltre lo stadio di batteri;
6) le forme vitali di A-II hanno sviluppato sistemi di enzimi capaci di trattare le molecole di ossigeno. Evidentemente le forme vitali di A-I non si sono comportate allo stesso modo. L'ossigeno libero era un veleno attivo distruttore di vita nei loro confronti, e anche in questo modo le forme vitali di A-II accelerarono la loro vittoria silenziosa;
7) dal momento che l'energia richiesta per trasformare l'anidride carbonica e l'acqua in alimento è straordinariamente alta secondo gli standard di A-I, la riconversione dell'alimento in anidride carbonica e acqua, libera una quantità di energia altrettanto alta.
Questo significa che le forme di vita di A-II avevano molta più energia a loro disposizione di quelle di A-I. Questo è vero in particolare per la vita animale di A-II, che poteva servirsi di piante in genere come alimento.
Non è possibile stabilire quando, esattamente, gli organismi di A-II cominciarono a riversare ossigeno nell'atmosfera. La fotosintesi può essersi sviluppata molto presto ma può essere rimasta senza effetto per milioni di anni, e la sua produzione di ossigeno può essere stata molto, molto lenta. Può darsi che gli organismi di A-II siano avanzati faticosamente per molto tempo all'ombra degli organismi di A-I che allora avevano più successo.
Quando la fotosintesi è diventata sufficientemente efficace, e la riserva di ossigeno dell'atmosfera sufficientemente abbondante da segnare la vittoria silenziosa di A-II?
La mia ipotesi è che questo sia successo circa 700 milioni di anni fa. Deve esserci stato un periodo di tempo in cui l'efficacia della fotosintesi è diventata talmente forte da causare un'improvvisa esplosione di energia evolutiva e far sì che forme di vita complesse cominciassero a essere presenti in tali quantità da lasciare abbondanti tracce fossili. In quel momento, cioè circa 600 milioni di anni fa, hanno cominciato a formarsi gli organismi di A-III. Quando si completò la trasformazione di A-III? Secondo la mia ipotesi, 400 milioni di anni fa. In quel periodo, benché la vita esistesse già da oltre 3 miliardi di anni, la terraferma non era ancora stata conquistata. Solo dopo la chiusura della cortina di ozono la terraferma è diventata sede sicura per la vita, e fu 400 milioni di anni fa che la vita cominciò ad avanzare sulla Terra.
E ora, cosa potrebbe succedere se accadesse qualcosa a quel sottile e forse fragile strato di ozono?
I cambiamenti resi possibili dalla chiusura della cortina di ozono conoscerebbero una involuzione, la luce ultravioletta del Sole si riverserebbe sulla Terra in modo da rendere la superficie terrestre del pianeta e lo strato superiore dell'oceano ostili alla vita come lo erano oltre 400 milioni di anni fa. Inoltre, ricomincerebbe la fotolisi delle molecole d'acqua.
È il caso di lasciarci prendere dal panico? Dopo tutto, anche se si riproducesse il fenomeno di fotolisi, ci vorrebbero miliardi di anni per esaurire l'oceano. E oggi la vita terrestre non è quella che era 400 milioni di anni fa. Gli animali hanno pelle, scaglie, peli, piume, tutti elementi che fermano i raggi ultravioletti e ne prevengono i danni.
Non solo, ma gli animali più progrediti sanno cercare riparo all'ombra, e quello ancora più progredito, l'Homo Sapiens, ha la capacità di usare parasoli e ombrelloni, costruire barriere di vetro, spostarsi verso i poli, e così via. Persino l'apertura completa della cortina di ozono potrebbe non danneggiare seriamente le forme di vita progredite, provocando appena un certo disturbo all'umanità in generale. Potrebbero aumentare i casi di cancro della pelle, specialmente tra le persone di pelle chiara, se non si prendono le debite precauzioni, e forse accelererebbe il ritmo di mutazione, particolarmente tra i vegetali, con risultati imprevedibili. Ma niente di più.
Però non tutte le forme terrestri sono progredite oltre il loro sviluppo iniziale. Esistono ancora protozoi, alghe, batteri e virus, e queste forme non dispongono di protezione contro i raggi ultravioletti, e non vivono in condizioni ambientali che offrono riparo. Se la cortina di ozono si spalancasse, i microorganismi terrestri potrebbero esaurirsi, non sappiamo con quali conseguenze per il resto della struttura ecologica.
Non sappiamo cioè che effetti avrebbe la scomparsa dei microorganismi sulla natura del terreno, sulla crescita dei raccolti, sulla vita degli animali, uomo compreso. Non lo sappiamo, ma mi sembra improbabile che possa avere un effetto positivo, anzi potrebbe rappresentare un disastro colossale.
Ma esiste qualcosa che può mettere in pericolo una cortina di ozono rimasta chiusa per almeno 400 milioni di anni?
Su questo argomento tornerò un'altra volta.

FINE