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Urania - Asimov d'appendice
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PER MARE E PER TERRA - Isaac Asimov
Titolo originale: By land and by sea

In un precedente articolo ho parlato dei viaggi per mare, partendo dalla scoperta dell'America. Ma prima di Colombo? In realtà l'uomo ha cominciato a muoversi molto, molto prima. Allora perché non parlarne, magari partendo questa volta dagli ominidi?
Sembra che i nostri predecessori, gli ominidi primitivi, siano comparsi, forse addirittura dieci milioni di anni fa, nell'Africa centromeridionale, pressapoco all'altezza dell'equatore. Da questa zona di origine, evolvendosi, si diffusero poi nei territori circostanti.
Se tenessimo unicamente conto del presupposto che la Terra è di forma sferica, verrebbe logico pensare che gli ominidi si siano sparsi in misura uguale sia verso nord sia verso sud, dato che in teoria non fa alcuna differenza andare verso nord oppure verso sud, allontanandosi dall'equatore: una sfera è simmetrica, e anche una sfera che ruota su se stessa e che gira attorno al Sole su un asse inclinato è simmetrica per quanto riguarda il nord e il sud.
A causa delle irregolarità della conformazione delle terre emerse, invece, esiste una certa asimmetria: l'Africa si restringe e finisce abbastanza presto se ci si dirige verso sud, mentre verso nord si allarga ed è in comunicazione, grazie a un ponte naturale di terre, con l'ancora più vasto continente dell'Eurasia, tanto che la quantità di territorio che gli ominidi primitivi potevano incontrare spostandosi dall'equatore verso nord è circa sette volte maggiore di quella che avrebbero trovato se si fossero diretti a sud.
Quindi, anche se ammettiamo che molte terre settentrionali sono troppo fredde per ominidi originari dei tropici, la spinta potenziale resta comunque verso settentrione.
Questa caratteristica casuale della geografia dei luoghi ha influenzato l'umanità lungo tutto il corso della storia, tanto che le civiltà più importanti sono sorte nell'emisfero settentrionale e non nel meridionale, e che si sono esplorate le zone artiche molto prima delle antartiche.
A questo punto le mie intenzioni sono quelle di prendere in esame la spinta verso sud, cioè nella direzione più ardua per l'espansione umana, e di vedere attraverso quali tappe questa espansione ha avuto luogo.

Gli antenati dell'uomo viaggiarono ovviamente anche verso sud, raggiungendo il Sud Africa, in quanto fossili di australopitechi vi furono rinvenuti per la prima volta nel 1924.
La punta più meridionale del continente africano è Capo Agulhas, che si trova a centosessanta chilometri a sud-est di Città del Capo, ed è molto probabile che qualche piccolo australopiteco sia vissuto in quel lembo di terra, o vi abbia messo piede, più di un milione di anni fa. Se così fosse, questo posto rappresenterebbe il punto più a sud mai raggiunto dai predecessori dell'«Homo Sapiens», anche se, per la precisione, Capo Agulhas non è in definitiva molto a sud, essendo solo a 34,5 ° di latitudine Sud, cioè tanto a sud dell'equatore quanto, più o meno, sono a nord della stessa linea Beirut nel Libano, Casablanca in Marocco o Wilmington nella Carolina del Nord.
Ma c'è da tenere conto che prima dell'Homo Sapiens nessun ominide fu mai in grado di attraversare un tratto di mare aperto di una certa estensione. Questo significa che gli ominidi primitivi erano confinati nell'«Isola mondiale», comprendente Africa, Asia ed Europa. Riuscirono infatti a raggiungere soltanto qualche isola più a ovest dell'Indonesia, attraversando gli stretti bracci di mare che separano la penisola malese da Sumatra, e Sumatra da Giava.
L'Isola mondiale era senza dubbio scarsamente popolata di ominidi, ma l'«Homo Erectus», che si diffuse tra il mezzo milione e il milione di anni fa, era presente anche nella Cina settentrionale e nell'Indonesia. Ricevette infatti i nomi di «Uomo di Pechino» e «Uomo di Giava» dai posti in cui furono trovati i suoi resti fossili.
L'Homo Sapiens (che comprende tanto l'«uomo di Neanderthal» quanto l'uomo di oggi) fece la sua comparsa almeno trecentocinquantamila anni fa, e alla fine rimase l'unica specie di ominide esistente, grazie alla selezione naturale, oppure alla caccia spietata dei suoi simili più primitivi.
Quando per gli ominidi venne il momento di diffondersi oltre i confini dell'Isola mondiale, fu l'Homo Sapiens a farlo.
Nel suo periodo preistorico, l'Homo Sapiens non era certo più bravo dei suoi predecessori ad attraversare i bracci di mare, ma fece in modo di utilizzare i ponti di terra naturali che si formavano quando il livello del mare calava durante le glaciazioni.
Così, forse venticinquemila anni fa gli uomini riuscirono a passare dall'una all'altra isola dell'arcipelago indonesiano e a raggiungere infine la Nuova Guinea e l'Australia.
Gli invasori si fecero strada verso il sud, e quando arrivarono alla punta sudorientale dell'Australia (in quello che è oggi lo Stato di Victoria) batterono il record stabilito dai loro predecessori, dal momento che quella parte del continente australiano si trova ancora più a sud della punta più meridionale dell'Africa. Bisogna comunque dire che Punta Sud-Est, cioè il punto più a sud dell'Australia, si trova a 39,08 ° Sud, tanto a sud dell'equatore quanto sono a nord Valencia in Spagna, Cagliari in Sardegna e Washington, D.C.
Questo, tuttavia, non costituisce il vero record stabilito in quella parte del globo. Infatti nell'isola di Tasmania, che si trova a duecento chilometri a sud-est dell'Australia e che fu anch'essa occupata dagli invasori, la punta più meridionale, chiamata Capo Sud, si trova a 43,48 ° Sud, tanto a sud dell'equatore quanto Firenze in Toscana, oppure Toronto in Canada, sono a nord.

Nello stesso periodo in cui l'Australia veniva raggiunta dagli immigranti provenienti dalle regioni sud-orientali dell'Asia, il Nord America subiva l'invasione degli immigranti partiti dalle regioni nord-orientali dell'Asia.
Quelli che vi arrivarono, si diressero poi verso sud, percorrendo tutti i sedicimilacinquecento chilometri che costituiscono la lunghezza dei due continenti americani, ed entro l'8.000 a. C. potrebbero avere raggiunto la punta più a sud dell'America Meridionale, cioè l'estremità dei mille e cento chilometri della regione chiamata Patagonia, che si trova molto più a sud di qualsiasi altro territorio continentale del mondo.
Il punto più a sud dell'America Meridionale è infatti a quasi 54 ° Sud. Si trova cioè tanto a sud dell'equatore quanto sono a nord Amburgo in Germania, Dublino in Irlanda e Edmonton in Canada.
Ma a sud del continente latino-americano c'è ancora una grande isola, circondata da una miriade di isole minori, che vanno tutte sotto il nome di Tierra del Fuego (Terra del Fuoco), la cui punta meridionale è Cabo de Hornos (Capo Horn), che si trova a 56,00 ° Sud cioè tanto a sud dell'equatore quanto sono a nord della stessa linea Edimburgo in Scozia, oppure il pezzetto terminale della penisola dell'Alaska.
La Terra del Fuoco è il lembo più meridionale di un territorio che anche oggi è permanentemente abitato da esseri umani.
Ricapitolando, possiamo dire che, mentre i predecessori dell'Homo Sapiens erano confinati nell'Isola mondiale e non raggiunsero mai nessun posto più a sud della punta meridionale dell'Africa, l'Homo Sapiens già in tempi preistorici invase sia l'Australia sia le Americhe, spingendosi molto più a sud dell'Africa in entrambi i nuovi continenti, e arrivando alla Terra del Fuoco pressapoco nel periodo in cui in Asia sorgevano le prime città e, con loro, quella che noi oggi chiamiamo «civiltà».
Fino all'8.000 a. C., tuttavia, questa espansione dell'Homo Sapiens era costituita essenzialmente dalle migrazioni di tribù nomadi che viaggiavano a piedi, e che quindi si spostavano soltanto sulla terraferma, attraversando al massimo fiumi facili da guadare o bracci di mare gelati durante i periodi delle glaciazioni. Ogni regione terrestre, piccola o grande che fosse, separata dalla massa continentale da una notevole estensione di acque, non venne toccata dagli uomini fino, talvolta, al tempo dei Romani.
L'esplorazione definitiva della Terra doveva infatti dipendere dalla costruzione di navi in grado di intraprendere lunghi viaggi per mare e dalla nascita della scienza della navigazione. Dall'8.000 a. C. in poi, l'espansione dell'umanità fu portata avanti soprattutto per mare.

Il primo popolo marinaro fu il Cretese del periodo minoico, che già nel 3.000 a. C. possedeva una flotta. Ma gli spostamenti dei Cretesi furono limitati al Mediterraneo orientale.
La successiva civiltà marinara di notevole importanza, che raggiunse l'apogeo dopo il 1.000 a. C., fu quella dei Fenici che per primi uscirono dal Mediterraneo e guidarono le loro navi adatte alle lunghe distanze attraverso l'oceano. I Fenici arrivarono, verso nord, fino alle Isole Britanniche, ottenendo in questa direzione risultati migliori che non in direzione opposta, cioè verso sud.
Lo storico greco Erodoto, che scrisse intorno al 430.O, ci racconta che verso il 600 a. C., il faraone egizio Nechao inviò una flotta di navi con equipaggio fenicio a esplorare le coste africane. A quanto pare, queste navi partirono dal Mar Rosso e ritornarono attraverso lo Stretto di Gibilterra, dopo un viaggio durato tre anni.
Erodoto, con molta presunzione, rifiuta però di credere a una storia riportata dai Fenici. Dice infatti: «Questi uomini hanno fatto un'affermazione, cui personalmente io non credo, ma che altri può ritenere vera, secondo la quale, navigando verso ovest attorno alla punta meridionale dell'Africa, videro il sole alla loro destra, in direzione nord rispetto a loro».
Erodoto sapeva che in Grecia, e in tutte le terre da lui visitate, il sole di mezzogiorno era sempre più a sud dello zenit, ed evidentemente considerava il fatto una legge naturale. Però, se i Fenici avevano davvero circumnavigato l'Africa, erano anche entrati nella Zona Temperata Meridionale, e lì il sole di mezzogiorno si sarebbe trovato effettivamente a nord dello zenit. È proprio questo racconto cui Erodoto non volle credere a garantirci che i Fenici dicevano la verità, in quanto non avrebbero potuto nemmeno immaginare, in un'epoca in cui la Terra non era ancora considerata una sfera, un sole che si trovasse a nord senza averlo realmente visto.
Questo viaggio non ebbe tuttavia grandi conseguenze, e il successivo popolo di grandi navigatori, questa volta dell'Atlantico, furono i Vichinghi, che comparvero ben quindici secoli dopo.
Attorno all'800 d.C., i pirati vichinghi che terrorizzavano le coste dell'Europa, spinsero le loro esplorazioni verso ovest e verso nord-ovest nelle regioni artiche. Si stabilirono in modo permanente in Islanda e temporaneamente in Groenlandia, e pare che abbiano raggiunto le coste del Nord America. (Nel frattempo gli Esquimesi, spostandosi nella maniera più tradizionale, cioè via terra, colonizzavano le coste settentrionali del Nord America e della Groenlandia.)
I Vichinghi, comunque, rimasero sempre nell'emisfero settentrionale, mentre quella che mi interessa in questo articolo, come ho già detto, è l'espansione verso sud, cioè nella direzione più difficile.
Lungo le coste dell'Oceano Pacifico e dell'Oceano Indiano andarono in esplorazione, a scopo commerciale, navi cinesi e arabe. Le loro imprese vennero però sminuite da quelle degli abitanti delle isole del Pacifico che, tenendo conto del bassissimo livello della tecnologia di cui disponevano, furono di gran lunga i più ardimentosi ed esperti navigatori che il mondo abbia mai visto.
Partendo dalla Nuova Guinea, l'uomo deve essere riuscito a raggiungere, nonostante tutto, alcune delle isole minori in direzione est: le isole Salomone, la Nuova Caledonia e così via, che fanno parte dell'insieme di arcipelaghi oggi conosciuto come Melanesia.
Poi, intorno al 300 d.C., alcuni isolani della Melanesia si sparsero per il Pacifico e, nei successivi mille anni, ne percorsero in lungo e in largo le acque colonizzandone praticamente ogni isola. Alla fine avevano occupato una superficie di Pacifico a forma di triangolo di dimensioni enormi: un triangolo di quattordici milioni di chilometri quadrati che, ovviamente, era quasi tutto acqua. Oggi questa superficie è chiamata Polinesia (dal greco «mille isole») e i navigatori, Polinesiani.
La loro spinta espansionistica avvenne principalmente in direzione nord, verso le acque più calde. Il vertice settentrionale del triangolo corrisponde infatti alle Hawaii e quello orientale all'Isola di Pasqua.
Le prime migrazioni significative verso sud furono fatte dai Polinesiani non prima che in Europa si fosse nel tardo Medioevo. Fino ad allora le grandi isole della Nuova Zelanda, la più vasta estensione di terre temperate ancora spopolate in un periodo storico tanto vicino a noi, non avevano conosciuto l'uomo. Anzi, se si eccettua il pipistrello, erano persino prive di mammiferi, il che le rendeva un paradiso per gli uccelli senza ali, come il moa.
Nel 1300 d.C., tuttavia, il popolo polinesiano dei Maori raggiunse la Nuova Zelanda, determinando così il vertice meridionale del triangolo polinesiano (e in meno di tre secoli sterminò completamente il moa).
La Nuova Zelanda è formata da due isole principali, l'Isola del Nord e l'Isola del Sud, a sud della quale esiste l'Isola di Stewart, il cui punto più meridionale si trova a 47,14 ° Sud, tanto a sud dell'equatore quanto a nord sono Nantes in Francia, Budapest in Ungheria e Tacoma nello stato di Washington.
Fino agli inizi dell'era moderna, la colonizzazione della Nuova Zelanda da parte dei Maori rappresentò il punto più lontano verso meridione raggiunto da una civiltà marinara. La Nuova Zelanda si stende infatti più a sud di qualsiasi località dell'Africa o della Tasmania, anche se non può essere considerata un record se messa a confronto con la Patagonia.
Comunque, entro la fine del Medioevo europeo, tutte le terre di una certa estensione esistenti sul pianeta erano ormai popolate, tranne quelle che a causa delle loro condizioni ambientali assolutamente ostili agli esseri umani (deserti, cime di montagne, regioni polari) non poterono essere occupate.
Ma cosa spinse l'umanità ancora oltre? La necessità di commerciare.

L'Europa e l'Oriente avevano stabilito rapporti commerciali fin dai tempi più antichi per mezzo di lente carovane e attraverso innumerevoli intermediari, con il risultato che nel Vecchio Mondo arrivavano seta, pepe e altre merci di lusso. Le nazioni europee dislocate sulle coste dell'Atlantico, però, venivano inevitabilmente a trovarsi alla fine del lunghissimo percorso via terra, e le merci orientali che desideravano diventavano sempre più difficili da ottenere, soprattutto a causa degli intermediari, alcuni dei quali, come i Turchi, erano nemici sempre sul piede di guerra, mentre altri, come i Veneziani, erano di un'avidità insaziabile.
Perciò alcuni stati occidentali ebbero la brillante idea di scavalcare gli intermediari e di trattare direttamente con l'Oriente. L'unico modo per farlo era di andare laggiù per mare, il che voleva dire circumnavigare l'Isola mondiale; ma per circumnavigare l'Isola mondiale si poteva sia costeggiarne le sponde settentrionali («passaggio a nord-est»), sia costeggiarne le meridionali («passaggio a sud-est»).
Il guaio era che nessun europeo occidentale aveva mai percorso nessuna delle due rotte. In realtà, oltre a non sapere se queste rotte erano facili o difficili, non si sapeva nemmeno se esistevano davvero. Poteva benissimo darsi che non ci fosse alcun collegamento via mare tra l'Europa occidentale e l'Asia orientale, dato che esisteva la possibilità che sulla Terra ci fossero due oceani non intercomunicanti, uno al largo delle coste occidentali dell'Europa, e uno al largo di quelle orientali dell'Asia.
(Il viaggio dei Fenici nel 600 a. C. costituiva un indizio importante dell'esistenza di un unico oceano, ma solo quelli che avevano letto Erodoto sapevano di questo viaggio, e per giunta Erodoto lo aveva considerato un'invenzione.)
Tuttavia il desiderio delle merci di lusso del lontano Oriente spinse gli Europei dell'ovest a esplorare gli oceani, aiutati anche e notevolmente dalla bussola marina, qualcosa che non conoscevano né i Fenici, né i Vichinghi e nemmeno i Polinesiani, il cui uso si diffuse in Europa intorno al tredicesimo secolo.
Tra parentesi, la bussola era stata inventata dai Cinesi che, durante il Medioevo europeo, erano all'avanguardia nel mondo per quello che riguardava la tecnologia marittima. I Cinesi, però, più che soddisfatti della propria civiltà raffinata e feconda, di loro spontanea volontà scelsero la via dell'isolamento e misero fine ai viaggi oceanici. Lasciarono cioè che il resto del mondo procedesse per conto suo, senza degnarlo della minima attenzione.
Il risultato di questo atteggiamento fu che, alla fine, il resto del mondo, sotto l'aspetto di navi occidentali equipaggiate con bussola e polvere da sparo (anche questa inventata dai Cinesi e in seguito perfezionata dagli Europei), andò a bussare alla loro porta. I Cinesi dovettero così pagare la loro decisione di bloccare lo sviluppo della tecnologia con qualcosa come due secoli di umiliazioni.
In questo fatto è possibile vedere una morale, ma non voglio annoiare i lettori indicandogliela.
Tra le nazioni europee fu il Portogallo ad aprire la strada verso Oriente.
Il passaggio a nord-est, posto che esistesse, non sembrava essere molto promettente, dato che avrebbe significato costeggiare la Scandinavia, che si sapeva già essere inospitale, con la grande probabilità di incontrare regioni ancora peggiori andando avanti. Il passaggio a sudest, invece, era del tutto sconosciuto, e di conseguenza poteva essere molto più agevole. Per la prima volta dall'inizio della storia, il sud risultò la direzione più comoda.
La guida geniale del Portogallo in questa grande impresa fu un figlio cadetto del re Giovanni I, il principe Enrico, conosciuto in seguito con il nome di «Enrico il Navigatore».
In quel periodo i Portoghesi stavano combattendo i Musulmani sul suolo africano, e nel 1415 Enrico prese parte alla battaglia di Ceuta, sulla costa nordoccidentale dell'Africa, e vi ottenne l'investitura a cavaliere per il suo eroismo. Sebbene non si inoltrasse mai molto all'interno del continente, Enrico s'innamorò dell'Africa e si appassionò al progetto di esplorarne le coste. Dedicò quindi la vita a localizzare il passaggio a sudest.
A questo scopo fondò nel 1418 un osservatorio astronomico e una scuola di navigazione a Sagres, sul Capo San Vincenzo, uno dei capi più meridionali del Portogallo; situato proprio sulla punta sud-ovest dell'Europa. Anno dopo anno, Enrico allestì e inviò nell'Atlantico navi che a grado a grado discesero la costa dell'Africa. Sotto il suo controllo venne inoltre effettuata la raccolta dei dati astronomici necessari a rendere il più sicura possibile alle navi la riuscita dell'impresa.
Tenendo conto del livello tecnologico del tempo, questo sforzo fu più o meno equivalente a quello sostenuto ai giorni nostri per raggiungere la Luna. Però allora le cose progredivano molto più lentamente di oggi, e quando Enrico il Navigatore morì, nel 1460, le navi portoghesi avevano raggiunto solo la zona più occidentale dell'Africa, dove oggi si trova Dakar, percorrendo non oltre un quinto della lunghezza del percorso intorno al continente.
Lo sforzo per arrivare al passaggio a sud-est continuò tuttavia anche dopo la morte di Enrico. Le navi portoghesi si spinsero sempre più a sud, in un succedersi di tentativi, in cerca di un punto in cui la linea costiera deviasse verso est. E per un certo tempo pensarono anche di averlo trovato, quando arrivarono all'estremità meridionale del territorio che ora è chiamato Liberia. Invece la costa deviava semplicemente verso est per millecinquecento chilometri.
Alla fine, il navigatore portoghese Bartolomeu Dias (Bartolomeo Diaz), partito con tre navi nell'agosto del 1487, una volta oltrepassato il punto più a sud cui era arrivato un suo compatriota prima di lui, fu colto da una tempesta che lo spinse ancora più a meridione. Quando la tempesta cessò, la terra era fuori vista. Allora Dias fece rotta verso nord e il 3 febbraio 1488, raggiunta una costa che aveva un andamento in direzione est-ovest, proseguì in direzione est abbastanza a lungo da vedere la stessa costa prendere la direzione nord.
Soddisfatto per aver doppiato la punta meridionale dell'Africa, Dias tornò al porto di partenza dopo aver battezzato «Capo delle Tempeste» il promontorio che segnava l'inizio della deviazione verso est della costa. Ma re Giovanni II del Portogallo, sentita la notizia al rientro di Dias, decise di chiamare più appropriatamente il promontorio «Capo di Buona Speranza» (che, sia detto tra parentesi, non è proprio il punto più a sud del continente).
L'impresa di Dias segnò l'inizio, da parte degli Europei dell'ovest, del dominio di tutte le rotte marittime, un dominio destinato a durare quattro secoli e mezzo, tanto più che, raggiunto il passaggio a sud-est, arrivare in Oriente era solo una questione di perseveranza. (Sorvolo sul fatto che Dias non aveva nemmeno eguagliato il primato di espansione verso sud stabilito dai Polinesiani in Nuova Zelanda.)

Era ormai chiaro che l'Africa si estendeva talmente verso sud che usufruire del passaggio a sud-est per raggiungere l'Oriente voleva dire percorrere in navigazione circa ventimila chilometri. Perciò ad alcuni, e in particolare al genovese Cristoforo Colombo, sembrò che fosse più facile raggiungere le coste orientali dell'Asia navigando verso occidente, posto che la Terra avesse forma sferica.
Colombo, inoltre, era convinto che la Terra avesse una circonferenza di sole diciottomila miglia e che l'Asia orientale si protendesse più a est di quanto in realtà non sia. (Questa erronea valutazione aveva origine da alcuni errori contenuti nell'opera dell'astronomo Tolomeo, scritta, ai tempi di Colombo, da ormai quindici secoli.)
Perciò Colombo stimò che, per raggiungere le coste asiatiche, sarebbe bastato un viaggio verso ovest di circa cinquemila chilometri, cioè di solo un quarto della lunghezza del passaggio a sud-est.
I Portoghesi, comunque, non aderirono mai al progetto di Colombo, dal momento che ritenevano, basandosi sulla loro lunga esperienza di navigazione, che il «passaggio a ovest» fosse altrettanto lungo di quello a sudest. Oltre a ciò, durante il passaggio a ovest ci si sarebbe venuti costantemente a trovare fuori vista di qualunque terra, mentre, percorrendo il passaggio a sud-est, si sarebbe potuta seguire la costa e cercarvi eventualmente riparo per la maggior parte del tragitto.
I monarchi spagnoli, dopo essere stati a lungo tormentati da Colombo, decisero di sbarazzarsi dell'importuno facendolo partire per la sua tanto sospirata impresa con tre navi malandate e un equipaggio formato da galeotti, convinti di non vederlo mai più.
Ma, come tutti sappiamo, le cose andarono diversamente. Colombo tornò dal viaggio da trionfatore, e la Spagna entrò nel periodo aureo della propria storia, periodo durante il quale sarebbe stata la nazione più potente del mondo. Il re portoghese fu abbastanza «sportivo» da congratularsi con lo stesso Colombo, ma poteva permetterselo, dato che, con ogni probabilità, era sicuro che le nuove coste, a qualsiasi territorio appartenessero, non facevano parte dell'Asia, e che, per quanto riguardava il commercio con l'Oriente, sarebbe sempre stato in grado di battere la Spagna in dirittura d'arrivo. E così fu.
Nel 1497, il navigatore portoghese Vasco da Gama circumnavigò l'Africa, ne toccò le coste orientali, attraversò da ovest a est il Mare Arabico e sbarcò infine a Calcutta sulla costa sud-occidentale dell'India. Il passaggio a sud-est era stato così interamente percorso.
Detto poi per inciso, fu proprio durante il viaggio di Vasco da Gama che la lunghezza del tragitto e la monotonia della dieta portarono nell'equipaggio una carenza di vitamina «C» che fu causa dei primi casi di scorbuto, una malattia destinata a diventare lo spauracchio dei marinai in viaggio sulle lunghe distanze per i successivi duecentocinquanta anni. I Portoghesi, grazie alle loro esplorazioni, furono poi in grado di creare il primo impero coloniale europeo e di procurarsi schiavi non europei, una pratica che altre nazioni del Vecchio Mondo avrebbero seguito per secoli, fino alla fine del colonialismo, buon ultimo lo stesso Portogallo.

Colombo morì nel 1506, sostenendo fino alla fine di avere raggiunto l'Asia. Ma il sospetto che si trattasse di un'altra terra era ormai predominante.
Già nel 1504, infatti, un navigatore italiano, dal nome latinizzato di Americus Vespucius (Amerigo Vespucci), aveva pubblicamente sostenuto con vari argomenti l'ipotesi che la terra scoperta da Colombo fosse un continente fino a quel momento sconosciuto, e che l'Asia si trovasse ancora più a ovest, al di là di un «secondo» oceano.
Nel 1507 un cartografo tedesco, Martin Waldseemuller, fece sua questa teoria e mise in risalto il nuovo continente e il secondo oceano in una carta geografica da lui stesso disegnata. Suggerì anche che il continente venisse chiamato «America» in onore del Vespucius, proposta a mio parere del tutto ragionevole.
Nel frattempo, uno degli esploratori che la Spagna aveva mandato sul nuovo continente, Vasco Nunez de Balboa, era arrivato e si era stanziato sulla costa atlantica della regione che oggi chiamiamo Panama, regione che fu uno dei centri della colonizzazione spagnola delle Americhe nella sua fase iniziale. Balboa, però, non aveva ovviamente la minima idea di trovarsi su uno stretto istmo di terra.
L'1 settembre 1513, comunque, essendo pieno di debiti, organizzò una spedizione che diresse verso l'interno alla ricerca di oro, e il 25 settembre, dopo aver scalato un'altura, vide con i propri occhi una vastissima distesa di acque e nemmeno l'ombra di una riva opposta. Non poteva assolutamente trattarsi dell'Oceano Atlantico, dato che nessuna linea costiera poteva curvarsi tanto da trovarsi di fronte a lui, mentre l'aveva lasciata alle spalle. Perciò Balboa chiamò quella distesa di acque «Mare del Sud», perché in quel particolare punto essa era effettivamente a sud della linea costiera.
Com'è ovvio, Balboa non riconobbe a prima vista che quello da lui scoperto era il secondo oceano ipotizzato dal Vespucius, anche se era proprio così. Solo ulteriori esplorazioni resero il fatto incontestabile, tanto che in seguito fu evidente che per raggiungere l'Asia dall'Europa andando verso ovest era necessario circumnavigare le Americhe a nord o a sud, e poi riprendere la rotta ovest. In altre parole c'era ora la possibilità di un «passaggio a nord-ovest» e di un «passaggio a sud-ovest».
A questo punto potreste chiedere: perché darsi tanto da fare? Il passaggio a sud-est esisteva già, ed era già aperto.
Sì, ma chi ne aveva il totale controllo erano i Portoghesi, che non erano certo disposti a spartirlo con alcuno. Quindi, se gli Spagnoli volevano intromettersi nel lucroso commercio con l'Oriente, dovevano trovare il passaggio a nord-ovest oppure il passaggio a sud-ovest, sempre che fossero navigabili o addirittura esistessero.
E per questa volta mi fermo qui, per non annoiarvi oltre e non oltrepassare lo spazio concessomi.

FINE