Science Fiction Project - Free Culture
Urania - Racconti d'appendice
* * Back * *

IL VILLAGGIO - Kate Wilhelm
Titolo originale: The village

Mildred Carey decise di andare a piedi fino all'ufficio postale di buon'ora, prima che il sole trasformasse i due isolati in una fornace. - Hanno fatto qualcosa al tempo - disse al marito impacchettandogli i tre panini e il thermos di limonata. - Non ha mai fatto un caldo simile, così presto.
- Tornerà a rinfrescare. Fa sempre così.
Lei lo accompagnò alla porta e lo salutò, mentre lui faceva il vialetto a marcia indietro. Le piantine di pomodori che aveva sarchiato il giorno prima erano avvizzite. Le annaffiò, poi si avviò lentamente verso il centro del villaggio. Notò, non senza una punta di soddisfazione, che le rose della signora Mareno erano chiazzate di nero. Forzare la fioritura con troppo fertilizzante non dava buoni risultati.

Mike Donatti sonnecchiava mentre aspettavano l'ordine di riunirsi e mettersi in marcia per l'azione di rastrellamento. Stilwell gli diede di gomito. - Ehi, Mike, eri già stato in questo paese?
- No. Ma i villaggi sono tutti uguali. O fango o polvere. È l'unica fottuta differenza che ci trovi.
Stilwell era un novellino, ancora rosso come un gambero per via del sole. Tutti gli altri erano abbronzati, quasi neri.

Il signor Peters scopava il marciapiede davanti al suo negozio. - Ho dell'ottimo salame fresco - disse. L'ha fatto Ed durante l'weekend.
- Sicuro che l'abbia fatto Ed e non Buz? Quando lo fa Buz ci mette troppo aglio. Mi piacerebbe sapere cosa vuole nascondere.
- Ma no, signora Carey! Sapete che ce lo mette solo perché a qualcuno piace forte e piccante.
- Mi fermerò tornando dalla posta.

I quattro bambini degli Henry erano già per strada, sporchi e turbolenti. La madre non era in vista. Mildred Carey sporse le labbra: il suo Mark non aveva, mai giocato per strada.
Entrò nel bazar a prezzo fisso, non per comprare qualcosa, ma per dare un'occhiata alle piantine: petunie, margherite nasturzi. - Hanno un'aria patita - disse a Doris Offinger.
- A me sembrano bellissime, signora Carey. Le ha portate fresche fresche stamattina mio fratello da Connors, quello di Midbury. Connors tiene solo roba di prima qualità.
- Come sta Larry? è, sempre all'ospedale dei veterani di Lakeview?
- Sì. Uscirà fra un paio di settimane, credo. - La faccia di Doris non aveva cambiato espressione. Ci sono proprio dei bravi dottori in quell'ospedale. A me non va l'idea che esca, ma lui vuole tornare a casa.

- Come fa a sopportare questo caldo, la gente di qui? - disse Stilwell dopo un momento. Il sole non era ancora alto ma c'erano già 30 ° e il 100 per cento di umidità.
- Colpa della gente, ha detto. Ma non hai sentito le istruzioni? Non lo sopporta, ecco la spiegazione. - Mike sospirò e si alzò. Si accese una sigaretta. - Ragazzo, in agosto sono a casa. Sai che sulle colline del mio paese fa freddo anche in agosto?
- Di dove sei?
- Del Vermont. Mi ricordo che ha nevicato un mucchio di volte, in agosto. La notte occorre la coperta di lana.
Può darvi una mano qui in negozio. Con la pensione, il negozio e il resto, voi due potrete passarvela benino, mi pare. Quella che sta entrando da Peters non è Tessie Hetherton?
- Non ho visto. Volete qualche piantina, signora Carey?
- No, sono patite. Connors deve averle trapiantate troppo presto. - Si era portata sulla soglia e sbirciava verso il negozio di Peters. - Sono sicura che era lei, eppure mi aveva detto che la sua artrite le impediva di venire ancora a servizio. Voglio andare a parlarle.
- Credo che vi dirà di no. La signora Avery le ha chiesto di andare da lei il mercoledì, ma ha rifiutato. Sapete che il signor Hatherton ha trovato un lavoro? Alla cartiera?
- Pfff... Non durerà. Salderanno qualche debito dell'inverno scorso, e poi lui comincerà daccapo a lamentarsi del suo fegato o di qualcos'altro, e lei si rimetterà a cercare lavoro. Lo conosco quell'uomo. - Uscì senza voltarsi. - Riguardatevi, Doris. Mi sembrate un po' sciupata. Dovreste stare un po' di più al sole.
- Signora Hetherton, oggi avete un aspetto magnifico - disse Mildred Carey, bloccando la donna mentre usciva dal negozio.
- Il caldo mi fa bene.
- Sentite, non potreste venire giovedì mattina? Sapete che questa settimana c'è la riunione del club di giardinaggio. E che non posso preparare tutto da sola.
- Be', non so... Danny non vuole proprio che mi rimetta a lavorare.
- Ma la cartiera dovrà chiudere. Cosa farà, allora, vostro marito?
- Chiuderà? Perché? Chi lo dice?
- Ne hanno parlato i giornali, tempo fa. Non li avete letti? Tutti quei pesci morti, e la puzza. Vi ricorderete di quella commissione che è venuta per gli esami e ha detto che la colpa era della cartiera. E non hanno certo i mezzi per rifare gli impianti da cima a fondo. Dovranno andarsene, invece.
- Ah, sì, è vero. Ma Danny mi ha detto che non c'è da preoccuparsi. Prima devono fare uno studio degli esami, poi faranno un progetto nuovo che dovrà essere approvato, e così ci vorranno almeno cinque anni, e forse di più, prima che ne vengano a capo.
- Uhm. Un'altra epidemia, e il ministero della sanità...
La signora Hetherton sorrise, e Mildred Cary non poté fare a meno di imitarla. - Be', almeno per questa volta potete venire? Solo per la riunione. Mezza giornata, non di più.
- Certo, signora Carey. Giovedì mattina, vero?
Lo scuolabus girò l'angolo e percorse rombando l'ampia strada nuova. Le due donne lo seguirono con gli occhi finché non fu scomparso.
- Avete visto i ragazzi dei Tomkins di recente? chiese Mildred Carey. Hanno i capelli lunghi fino a qui.
- Winona mi ha detto che hanno invitato uno a scuola a parlare della droga. Le ho chiesto a bruciapelo se da noi se ne trova, e lei ha detto di no. Ma non si può mai dire. I ragazzi non parlano di sicuro.
- Io ringrazio il cielo che Mark sia ormai cresciuto, e non corra più pericoli.
- Tornerà presto, vero?
- Fra sette settimane. Poi in autunno andrà alla scuola superiore. Gli ho detto che sarà probabilmente più al sicuro là che in una delle università, da come vanno le cose.
- Sorrise, avviandosi. - Arrivederci a giovedì.

- Senti, Mike, tornando a casa passerai da New York, no? Non potresti telefonare a mia madre, per favore? Dille solo...
- Cosa? Sei alla prima missione, e il cervello ti fa già acqua?
- Solo una telefonata. Le dici che sto bene e basta. Lei ti inviterà a cena a casa, o magari al ristorante. E tu le rispondi che non fai in tempo. Ma le farà molto piacere se le telefoni.
- Sì, sì. Andiamo. Ci si rimette in marcia.
Camminarono per due ore senza entrare in contatto. Gli uomini avanzavano senza ordine in due colonne irregolari lungo i margini della strada. Era una strada di terra battuta, dove già spuntava l'erba, ma non era minata. La temperatura stava per toccare i 38 gradi. Le facce e le braccia erano nere di sudore e di sporcizia, come le camicie.

La strada di cemento abbagliava. Il calore si sollevava in tremule ondate che dopo un po' svanivano e subito si riformavano. Mildred Garey si chiese se non avessero fatto uno sbaglio a rifare la strada, togliendo tutti gli aceri in modo da allargarla a sufficienza per il traffico che, avevano detto, sarebbe passato di lì entro un anno o due. Con un'alzata di spalle si diresse a passo più svelto verso l'ufficio postale. Lei non era competente. Suo marito, che se ne intendeva, aveva detto che una strada ampia era indispensabile per lo sviluppo della cittadina. E, dato che aveva lavorato alla costruzione di strade per venticinque anni, doveva intendersene. Fran Marple e Dodie Wilson, davanti alla porta della pasticceria, la salutarono con un cenno. Fran aveva un aspetto invecchiato e stanco, e l'ultima cosa di cui aveva bisogno era andare in pasticceria a mangiare dolci. Mildred Carey rispose al saluto con un sorriso, e tirò dritto.
Claud Emerson stava pesando una scatola per Bill Stokes. Bill fumava, appoggiato al banco, buttando la cenere per terra. - Non mi va che stiate qui, andatevene, gli ho detto. Maledizione a quei ragazzi malvestiti e sporchi. Scommetto che avevano dietro della marijuana. Avrei dovuto chiamare i soldati, avrei dovuto!
- Ma erano su suolo pubblico. Potevano restarci.
- Loro non lo sapevano. Credi che gli avrei permesso di stravaccarsi lì davanti a casa mia? Che si trovino un altro posto dove stare a far niente.
Claud Emerson timbrò la scatola. - Fa uno e settantadue.

Stilwell e Mike venivano dietro a Laski, Berat e Humboldt. Berat stava parlando.
- Lasciate che credano di avercela fatta, e poi gli andate addosso con l'M sedici. Vedeste che faccia fanno! Mai visto niente di simile! Se la fanno addosso dalla paura. Eccome, se la fanno! Eh, eh! Calda calda te la scodellano.
Stilwell lo guardò come se fosse un marziano verde. Mike rise e si accese un'altra sigaretta. Il sole era quasi a picco quando il tenente diede l'alt per una sosta. Poi lui e il sergente Durkins si misero a studiare una cartina, e Humboldt bestemmiò a più non posso. - Ci siamo persi. Colpa di quei due bastardi. Questa fottuta strada non è neanche segnata sulla loro fottutissima cartina.
Mildred Carey diede un'occhiata alle fatture e agli opuscoli pubblicitari che aveva trovato nella cassetta postale, e lasciò per ultima la lettera di Mark. La leggeva sempre due volte: la prima in fretta, per essere sicura che lui stava bene, e poi parola per parola, soffermandosi a pronunciare ad alta voce quelle più insolite. Diede una scorsa agli scarabocchi che coprivano il foglio, poi tornò a infilarlo nella busta, con l'intenzione di rileggerlo con calma a casa, davanti a una tazza di caffè.
Fuori dall'ufficio postale la jeep di Bill Stokes partì con gran fracasso, percorse un tratto di strada e andò a fermarsi davanti all'emporio di generi alimentari. Mildred scosse la testa. - Che uomo meschino - disse.
- Sì - disse Claud Emerson. - Lo è sempre stato e lo sarà sempre. Chissà dove hanno passato la notte quei ragazzi che lui ha cacciato via.

Il sergente Durkins mandò due uomini in avanscoperta, mentre gli altri aspettavano, imprecando e sudando. Un elicottero gli passò alto sulla testa, e il rombo fragoroso sovrastò le voci. Poi svanì. I due esploratori tornarono. Durkins si alzò.
- Bene. Circa sei chilometri. Questi indigeni ci sono, oppure ci saranno stasera. È dichiarata zona a tiro libero, e abbiamo l'ordine di ripulirla. Andiamo.

Dall'altra parte della strada si alzò il suono di voci concitate, e tutti e due si voltarono da quella parte. - Ancora il vecchio Dave - disse Claud Emerson aggrottando la fronte. - Si farà venire un altro infarto, se continua a urlare così.
- E a cosa serve parlarne? Qui sappiamo tutti come la pensa ognuno degli altri, e nessuno cambierà mai. A cosa serve, dico? - Mildred Carey infilò la posta nella borsetta. - Dobbiamo solo fare tutto quello che possiamo. Fare quello che è giusto, e sperare per il meglio. - Si accomiatò con un cenno di saluto.
Doveva ancora comprare il formaggio fatto in casa e il latte. - Voglio assaggiare quel salame fresco - disse a Peters. - Solo sei fette, però. Non deve avanzare. Ma guarda quei pomodori! Uno e mezzo al chilo! è un vero oltraggio, signor Peters.
- Sono prodotti genuini, signora Carey. Vengono dalla Georgia. Il costo del trasporto via mare è in continuo aumento, sapete - disse Peters, tagliando con cura sei fette di salame di giusto spessore.

Gli uomini, adesso, erano di nuovo in tensione, e i cercamine procedevano di buon passo sulla strada invasa dall'erba. Stilwell continuava a tossire: una tosse secca di origine nervosa. Durkins lo mandò alla retroguardia, poi disse a Mike di andargli dietro. - Tieni d'occhio quel bastardo - disse. Mike annuì e aspettò che tutta la fila lo superasse, per accodarsi. Sorpassandolo, i due fratelli dell'Alabama lo guardarono con occhi vacui. Il caldo non gli dà fastidio, pensò Mike, e sputò nella polvere. Stilwell aveva 1'aria di sentirsi male.
- È una trappola, no? - chiese dopo un po'.
- Chi te l'ha detto?
- La compagnia C'è caduta in un'imboscata.
- Merda a loro!

Mildred Carey depose il latte sul banco, vicino al formaggio. Il suo abito da casa di cotone azzurro era impregnato di sudore sotto le ascelle, e quando la stoffa le sfiorava la schiena la sentiva bagnata. Quella Tanice Samuels, pensava, guardando la ragazza che passava sul marciapiede di fronte in pantaloncini e senza reggiseno, si veste così con la scusa che sta più comoda. E chiede sempre di Mark. E anche lui chiede di lei tutte le volte che scrive.
- Un dollaro e cinque - disse Peters.

Fecero un'altra sosta a neanche un chilometro dal villaggio. Il tenente chiamò gli elicotteri di copertura e chiese che impedissero l'accesso alla zona. Durkins mandò alcuni uomini ad aggirare il villaggio, con l'incarico di bloccare la strada in uscita. Poi aspettarono. Non potevano fare altro fino all'arrivo degli elicotteri. Sulla sinistra, c'erano campi coltivati.
- E se sono ancora lì? - chiese Stilwell mentre aspettavano.
- Hai sentito cosa ha detto Durkins. È una zona a tiro libero. Se ne saranno andati.
- Ma se sono ancora lì?
- Ripuliremo la zona.
Stilwell non era soddisfatto, ma non voleva fare altre domande, perché aveva paura delle risposte. Mike lo guardava con odio. Stilwell girò la testa e fissò ostentatamente i cespugli che fiancheggiavano la strada.
- Andiamo.

Dal cielo scese un rombo assordante, e Mildred Carey e Peters andarono sulla porta a guardare. Un elicottero a macchie verdi e marrone stava sospeso sulla strada. Poi si spostò in direzione dell'ufficio postale, gettando un'ombra paurosa sul cemento chiaro. Arrivarono due altre macchine mostruose, uguali alla prima, rendendo impossibile qualunque scambio di parole. E verso nord ce n'era un'altra ancora. Il rombo era dovunque, come se dal cielo cadesse una pioggia di elicotteri.
Dall'ingresso dell'emporio Bill Stokes gridò qualcosa che si perse nel fragore, poi salì sulla jeep e frugò sotto il sedile. Si drizzò con in mano un binocolo e si spostò verso il centro della carreggiata prima di portarselo agli occhi per guardare verso l'uscita del villaggio. Uno degli elicotteri perse di colpo quota, virò e tornò indietro, tino spruzzo di proiettili sulla strada. Bill Stokes cadde, sussultò parecchie volte, poi rimase immobile. Adesso c'erano altre persone che correvano per la strada, gridando, indicando il cielo e strillando. O'Neal e il suo commesso corsero da Bill Stokes per cercare di portarlo dentro. Fran Marple e Dodie Wilson, appena uscite dalla pasticceria, si erano fermate davanti alla porta: si voltarono e tornarono a precipizio dentro il locale. Un furgone girò l'angolo in fondo alla strada, e l'elicottero tornò a sparare. Il furgone sbandò, e senza più controllo travolse le macchine parcheggiate davanti alla banca. Una delle macchine andò a finire contro le vetrate della banca. Il rombo degli elicotteri ingoiò il fracasso dello scontro, lo scroscio dei vetri infranti, le urla della gente che scappava dalla banca, qualcuno anche sanguinante, che si reggeva la testa o un braccio. Katharine Ormsby arrivò fino all'angolo, e cadde. Strisciò ancora carponi per pochi metri, ricadde e non si mosse più.
Mildred Carey fece qualche passo indietro all'interno del negozio, le mani sulla bocca. Si sentiva male. Peters era ancora fuori, sul marciapiede. Lei fece per chiudere la porta, ma lui la spalancò e spinse Mildred verso il retro.
- Soldati! - urlò. - Arrivano!
Avanzavano curvi ai due lati della strada, aspettandosi a ogni istante una sventagliata di proiettili o l'esplosione di una granata. Il fragore degli elicotteri riempiva l'aria, mentre prendevano posizione. Il villaggio era piccolo, un gruppo di case. Non era stato evacuato. La parola passò tra gli uomini della compagnia: musi gialli. Erano là.
Un uomo corse in mezzo alla strada tenendo in mano qualcosa che poteva essere una bomba o una granata, o qualsiasi altra cosa. Uno degli elicotteri gli sparò addosso. Una seconda raffica lungo la strada, e un veicolo s'incendiò. Adesso la compagnia avanzava tra le case con circospezione. Mike imprecò contro i musi gialli perché erano stati così stupidi da fermarsi nel villaggio.
L'unica cosa a cui Mildred Carey riusciva a pensare era casa sua. Doveva arrivare a casa. Attraversò di corsa il retrobottega e uscì nel vicolo dove scaricavano i furgoni delle consegne. Corse per tutto il tragitto, entrò e col fiato corto e una fitta lancinante nel petto andò di stanza in stanza ad abbassare affannosamente le tapparelle e a chiudere a chiave le porte. Poi salì al primo piano, da dove poteva vedere tutto l'abitato. I soldati continuavano ad avanzare ai due lati della strada tenendosi chini e imbracciando il fucile. All'improvviso scoppiò a ridere, e con le lacrime che le rigavano le guance, andò ad aprire la porta d'ingresso.
- Sono i nostri! - gridò ai concittadini, ridendo e piangendo nello stesso tempo. - Sono i nostri, stupidi che siete!
Due militari in tuta cachi le si avvicinarono puntandole contro il fucile. Uno disse qualcosa, ma lei non capì. - Cosa fate qui? - gridò. - Siete soldati americani. Cosa fate?
Il più grosso dei due l'afferrò per un braccio e glielo torse dietro la schiena. Lei urlò, ma l'uomo la spinse verso il centro della strada. Poi tornò a parlarle. Lei non capì nemmeno allora: le parole le erano incomprensibili. - Sono americana! Per l'amor di Dio, questa è l'America! Cosa fate? - Lui la colpì nella schiena con il calcio del fucile. Mildred barcollò e dovette aggrapparsi alla staccionata per non cadere. La strada era piena di gente che i soldati spingevano verso il centro. Il secondo soldato, che era entrato in casa, ne lisci col fucile da caccia di suo marito e la vecchia calibro 22 di Mark. - No! urlò lei. - Sono armi denunciate! - Un colpo del soldato che le stava dietro la fece cadere. Poi l'uomo alzò la voce, e lei sbarrò gli occhi vedendo che le puntava il fucile alla testa.
Si rialzò a fatica e si trascinò sulla strada fino a raggiungere gli altri. Sentiva in bocca il sapore del sangue, e la mascella le faceva un male tremendo là dove, nella caduta, si era spezzata i denti. Un sergente con un taccuino in mano, fermo in disparte, scriveva qualcosa di mano in mano che gli abitanti del villaggio venivano spinti fuori dalle case e dai negozi e riuniti in mezzo alla strada.
Mike Donatti e Stilwell trascinarono nella strada una vecchia piangente. Quando la donna cercò di afferrare un fucile, Mike l'abbatté con un pugno, e l'avrebbe ammazzata, ma lei stava piangendo, supplicandolo certamente, e lui le fece soltanto segno di unirsi agli altri.
Il sole era ormai alto e il caldo insopportabile quando gli abitanti vennero raggruppati e costretti ad avvicinarsi di più gli uni agli altri a ogni nuovo arrivo. Il pianto dei bambini più piccoli si sentiva a tratti, nonostante il rombo degli elicotteri. Dodie Wilson oltrepassò il gruppo correndo, nuda dal petto in giù, nuda e sanguinante. Un soldato l'afferrò e insieme a un altro la portò urlante e scalciante nell'emporio di O'Neal. Aveva la bocca spalancata in un urlo continuo che nessuno sentiva. Il vecchio Dave corse verso il tenente e gli si aggrappò al braccio, gridandogli con la sua voce stridula che si erano sbagliati di villaggio, maledetti loro, e altre cose che andarono perse. Un ragazzo di vent'anni lo colpì sulla bocca e allo stomaco, e quando il vecchio cadde gemendo, gli sferrò parecchi calci in testa. Poi gli sparò. Mildred Carey vide Tanice Samuels trascinata per i polsi che si dibatteva e lottava con un gruppo di soldati, che per qualche istante la nascosero con i loro corpi. Quando si allontanarono, la ragazza era immersa in una pozza di sangue che si allargava, si allargava. Poi i soldati la presero e la legarono a braccia e gambe aperte al cancello dell'agenzia immobiliare Gordon, e cinque o sei la violentarono e la picchiarono a turno. Il sergente gridò qualcosa in quella loro lingua incomprensibile, e i soldati si misero a spingere tutti verso l'uscita del villaggio.
Mike Donatti, di sentinella al mucchio di armi confiscate, guardava la gente terrorizzata. Quando arrivò l'ordine di far muovere i prigionieri, li incitò e li spinse, e quando dovette incamminarsi anche lui, non risparmiò i colpi per fare sì che restassero in gruppo. Qualcuno inciampò e cadde, e se non ce la fece a rialzarsi, venne fucilato sul posto.
I cinque bambini degli Henry, tutti sporchi, piangevano chiamando la mamma. La maggiore, una ragazzina con una treccia bionda che le scendeva sulla schiena, guizzò via dal gruppo e si lanciò di corsa lungo la strada. Il tenente fece cenno ai soldati che spingevano avanti il gruppo, e dopo un notevole intervallo di tempo partì una salva di colpi. La bambina fu sollevata in aria e per un momento sembrò volare. Quando cadde a terra, rotolò su se stessa. Marjory Loomis si gettò sul corpo della sua bambina, e i proiettili uccisero anche lei.
I prigionieri vennero condotti fuori dal villaggio, dove il servizio della viabilità aveva fatto scavare un fossato per la conduttura sotterranea della fogna che non era ancora stata posata. Il sergente chiuse il taccuino e si tirò da parte. La sparatoria cominciò.
Poi gli uomini contarono le armi e perquisirono metodicamente tutte le case. Qualcuno tagliò le corde con cui una ragazza era stata legata a un cancello. Il corpo cadde, afflosciandosi. Furono appiccati gli incendi. Il tenente richiamò gli elicotteri perché li riportassero al campo base.
Berat camminava con un braccio intorno alle spalle di Stilwell. Ridevano tutti e due come matti. Il fumo degli incendi stagnava alto sulle loro teste. Mike si accese un'altra sigaretta e pensò al fresco delle verdi colline del Vermont.
Aspettarono che venissero a prelevarli.

FINE