Science Fiction Project - Free Culture
Urania - Racconti d'appendice
* * Back * *

LA MALIGNITÀ DEL DEMONIO - Marion Zimmer Bradley
Titolo originale: The malice of the demon

La vita di una maga mercenaria è sempre minacciata dall'avventura... tenendo presente che, nella sua definizione originaria, l'avventura è ciò che accade quando le cose vanno storte, specialmente nel campo della magia.
Questa avventura capitò, dunque, all'inizio della carriera di Lythande, anche se il tempo è relativo per l'esistenza di una maga (Lythande aveva vissuto almeno tre vite), ma diciamo che accadde nella sua prima vita, poco dopo che le era apparsa la Stella Blu tra le sopracciglia.
Lythande, al tempo di questa avventura, abitava nella città di Old Gandrin, e una notte venne nella sua camera una donna, avvolta in un mantello nero, che la fissò e le disse, con un tono ostile che Lythande non capì subito: - Sei tu il grande mago Lythande?
- Sì, sono io Lythande - disse la maga.
Da poco infatti Lythande aveva assunto un aspetto maschile, anche se c'era ancora qualche imperfezione nel suo comportamento; perciò fu colpita dallo sguardo di disprezzo della donna che le diceva: - Sono venuta da te senza la mia guardia del corpo.
- Non deve affatto temermi, Signora - disse Lythande.
- Mi auguro che questa visita rimanga segreta per sempre - disse l'altra.
- Non sarà certo rivelata da me, Signora - rispose Lythande.
- Tuttavia - aggiunse la donna - dovrai giurare di non rivelare mai a nessuno questo incontro; e giurerai di restare muto persino se io ti scongiurassi di parlare.
- Se lo desiderate, lo giurerò - disse Lythande - e Vostra Maestà dovrà tener presente che se lo volessi il tempo potrebbe procedere a ritroso e le mie parole non sarebbero mai state proferite.
- Silenzio - ordinò la Regina, visto che lei era la Regina. - Osi paragonare la mia decisione alla tua? Ho riflettuto a lungo e con attenzione prima di venirti a trovare. Ho bisogno dei tuoi servigi perché, sebbene io conosca molte magie, non ho il potere di evocare i demoni. Ma prima dovrai giurare.
- Giurerò se lo desiderate - ripeté Lythande. - Ma, come ho detto, ci sono molte circostanze avverse al mondo, e può ben essere che Vostra Maestà non abbia preso in considerazione la malvagità insita nella natura del demonio, che potrebbe usare le vostre stesse parole per distruggervi.
- Silenzio - ripeté la Regina, una donna anziana su cui permanevano ancora i tratti di una notevole bellezza. - Ti conosco Lythande; anche tu hai segreti che non desideri vengano rivelati; per esempio...
- Se lo desiderate, giurerò - disse Lythande, e inchinandosi ripetutamente fece il solenne giuramento che finché il tempo scorreva e i Soli Gemelli splendevano alti nel cielo lei non avrebbe parlato, anche se persino la Regina in persona avesse cercato di costringerla a farlo. Né avrebbe rivelato alcunché, con un'occhiata o un cenno o in qualsiasi altro modo, già che avesse potuto leggere sul volto della Regina. - E così sia; è fatto - disse Lythande. - Ma imploro Vostra Maestà di non chiedermelo mai, perché al mondo ci sono molte circostanze sfavorevoli, e può dunque succedere che se anche voi desidererete che il tempo torni su se stesso, la vostra richiesta potrebbe rimanere inascoltata. Non posso fare in modo che il tempo torni indietro, o Vostra Maestà...
- Tu divaghi, Lythande, e questo non lo sopporto; ora evoca il demonio, perché desidero che il tempo possa effettivamente scorrere a ritroso e ridarmi la bellezza che ho perduto, perché vorrei avere ancora tutti gli uomini ai miei piedi.
- Lo temevo - disse Lythande - ma imploro Vostra Maestà di non chiedermelo, perché Vostra Maestà forse non ha tenuto nella giusta considerazione la malignità del demonio; stravolgerà le vostre parole e le userà per distruggervi.
- Pensi di conoscere la magia meglio di me? - chiese la Regina con alterigia. - O puoi restituirmi tu la bellezza perduta?
- Signora, non posso. Gli stessi dei hanno pensato che fosse giusto privarvi della vostra gioventù e di quella bellezza che scaturisce soltanto dalla giovinezza. Tuttavia esiste una bellezza che trae origine dagli anni e dalla saggezza, e a questo scopo posso servirvi. - Era ancora incapace di esprimere, come farebbe ogni buon cortigiano, il concetto che il tempo non aveva in nessun modo intaccato la bellezza della donna, e la Regina si corrucciò. Lythande pensò fosse diplomatico aggiungere: - Voi siete davvero bellissima, mia Signora. E se vi lascerete guidare da me, vi rivelerò come quella spontanea bellezza che proviene dall'età e dalla saggezza sia la più adatta a una donna per desiderare...
- Silenzio - ripeté la Regina - altrimenti perderò la pazienza e, quando sarà fatto, ordinerò al demone di sbarazzarmi di te. Perché desidero ardentemente la mia perduta bellezza, la mia gioventù.
- Così sia - disse Lythande. - Ma non nominate mai quello che poi non berrete. E ora...
Subito dopo Lythande accese un certo incenso, formò un cerchio magico, poi chiese alla Regina di spogliarsi e di mettervisi nel mezzo. Quindi canticchiò ed enunciò le formule di rito, mentre l'aria nella stanza dapprima si oscurava, poi mutava diventando opaca, e nel mezzo del cerchio si materializzava uno strano, orrido demone.
- È fatto - disse Lythande. - Il demone è qui per servirvi. Ma imploro ancora Vostra Maestà di stare attenta a quali parole userà per chiedergli il dono.
- Basta con le parole - ordinò la Regina, e fece un gesto al quale il demone rispose, con una smorfia: - Sono qui per servirvi.
- Ho riflettuto bene e a lungo - disse la Regina. - Ordina al tempo di retrocedere; fammi bella come ero un tempo, riportami nel momento della mia maggiore bellezza, con tutta la vita davanti a me.
- Che ciò sia - disse il demone, e si mise a gesticolare mentre l'aspetto della Regina cominciava lentamente a mutare; poi ci fu un grande lampo, e dove prima c'era il corpo della vecchia giaceva a terra, nuda, una bellissima neonata.
Lythande disse: - Questo non è ciò che ha chiesto.
- Come puoi dirlo? - grugnì il demone. - Dopo tutto il momento della sua maggiore bellezza è una questione di punti di vista e lei non può dire di non avere tutta la vita davanti a sé.
- Vero - disse Lythande.
- Ora lasciami andare - disse il demone. Lythande gesticolò, e il demone svanì.
La Regina stava strillando, esprimendo la sua rabbia e un'amara delusione; ma visto che non aveva ancora imparato a parlare, poteva soltanto piangere, come fanno i neonati. Lythande, nella cui vita non c'era spazio per una neonata, l'avvolse in un mantello e la portò da una di quelle pie sorelle il cui compito era di prendersi cura delle orfanelle della città.
La gente di Old Gandrin rimase sorpresa per la scomparsa della Regina, ma quando fu chiesto anche a Lythande se ne sapesse qualcosa, lei, costretta dal suo giuramento, non poté dire nulla. E perciò pensò che fosse meglio andarsene da Old Gandrin, e non vi fece più ritorno per molti anni.
Quanto alla Regina, essa non aveva certo dimenticato la sua posizione e, non appena imparò a parlare, cercò di reclamarla; ma nessuno le fece caso perché è risaputo che sovente i bambini parlano a sproposito e che le piccole orfanelle abbandonate dicono spesso di essere delle Regine.
E col tempo, come succede ai bambini, anche lei si dimenticò tutto.

FINE