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Urania - L'autore in appendice
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RAPHAEL ALOYSIUS LAFFERTY - Vittorio Curtoni

Uno degli autori più geniali, creativi e divertenti che la fantascienza abbia mai avuto è stato capace di aspettare la bellezza di quarantasei anni prima di mettersi a scrivere: nato a Neola, nello Iowa, il 7 novembre 1914, e attualmente residente a Tulsa, Oklahoma. Raphael Aloysius Lafferty passa mezza vita a lavorare nel campo dell'elettronica, e solo nel 1960 pubblica il suo primo racconto, "Day ofthe Glacier", su Science Fiction Stories, per nostra fortuna seguito in rapida successione da un'imponente serie di racconti, antologie e romanzi. E oggi Lafferty non sembra avere alcuna intenzione di fermarsi.
Riassumere le trame delle sue opere è impresa quanto mai ardua, perché se esiste un denominatore comune nella produzione di Lafferty è la bizzarria. Storie collaterali che si dipanano in continuazione, personaggi che vanno e vengono (e a volte muoiono e resuscitano), stravolgimenti apparentemente folli ma implacabilmente logici della realtà, la convinzione che la razza umana sia formata da due tipi diversi di esseri: queste alcune delle componenti di base dei suoi libri.
A voler essere semplicistici, si può dire che in "Past Master" (1968) Thomas More rivive sul pianeta Astrobe per dare un'aggiustatina alle strutture sociali; che "Space Chantey" (1968) è l'Odissea riscritta all'insegna dell'umorismo e ambientata nello spazio: che in "Fourth Masions" (1969) un giovane giornalista si trova alle prese con gruppi e gruppetti che vogliono dominare il mondo; che "The Devil is Dead" (1971) è la storia di un viaggio per mare con contorno di diavolo, gigantessa e sirena; che "Arrive at Easterwine" (1971) è l'autobiografia di un computer intelligente; che "Annals of Klepsis" (1983) narra di un mondo di pirati associato molto da vicino alla probabile fine dell'universo.
Ma queste sono solo le nude intelaiature per divagazioni esilaranti, cattive, perfide, talora orribilmente serie, sempre e comunque divertenti. Tutto questo, ovviamente, vale anche per i numerosi racconti di Lafferty, sfavillanti gioielli di ironia, inventività e intelligenza. Un'ultima considerazione: Lafferty sa come mettere in moto le cellule grigie del lettore.
Le sue idee sono balorde, i suoi pianeti sommamente improbabili, le trame convulse fino alla frenesia; ma dietro queste strutture mirabolanti aleggia il sospetto di una verità terribile e profonda che riguarda da vicino il nostro mondo. Cosa poi sia, questa verità, è difficile stabilirlo, però intuiamo che c'è, e ci perdiamo a inseguirla di pagina in pagina, di libro in libro. Come anime dannate.

FINE